"De Otio", Seneca - schema

I, 1-2-3 Necessità del ritiro per indirizzare in modo uniforme e coerente la propria vita; incostanza dell'animo umano anche nei vizi; dipendenza dai giudizi altrui.
4-5 La vita ritirata non è un principio solo epicureo, perchè è stato attuato anche dagli Stoici.

II, 1-2 Secondo gli Stoici si possono dedicare alla contemplazione della verità sia i giovani che i vecchi.

III, 1 La verità non è rivelata compiutamente una volta per tutte, ma va ricercata sempre.
2 Per gli Epicurei la partecipazione alla vita politica è eccezionale, per gli Stoici è eccezionale il ritiro dalla vita politica.
3 Per gli Stoici il ritiro dalla politica può essere causato o da debolezza del sapiente o dall'inadeguatezza dello Stato.
4-5 Anche chi è giovane può utilmente ritirarsi nell'otium; a tutti gli uomini si chiede di giovare agli altri e ciò si può fare in massimo grado quando si diventa migliori.

IV, 1 Ci sono due tipi di Repubblica: una universale che è comune a tutti e una particolare che appartiene ai singoli popoli.
2 Alla Repubblica universale si dedica il sapiente nell'otium, riflettendo sulla morale, sulla cosmologia e sulla teologia; rendendosi testimone della magnificenza dell'universo compie cosa gradita a Dio.

V, 1-2-3-4 Per natura noi siamo spinti alla contemplazione e all'azione; della prima dà prova il desiderio di conoscere cose nuove, che caratterizza tutti gli uomini. La posizione dell'uomo nell'universo e la sua struttura fisica dimostrano che la natura ci ha reso capaci di contemplarla, e non solo di guardarla.
5-6-La mente è tanto desiderosa di sapere che indaga anche su ciò che non vede, come l'origine del cosmo e dell'anima stessa degli uomini; addirittura vuole indagare su ciò che è al di là del cosmo e sulla natura di tutte le realtà dell'universo.
7-8 Per lo studio delle realtà immortali, l'uomo è assolutamente limitato dalla sua condizione mortale, ma vive secondo natura se si dà alla contemplazione della stessa.

VI, 1-2-3 Come nella vita pubblica, così anche in quella ritirata, azione e riflessione devono essere strettamente legate; il sapiente, se avrà modo, metterà alla prova, con l'azione, ciò su cui ha meditato; se invece gli sarà impossibile agire, nella vita ritirata sarà utile a tutta l'umanità.
4-5 Il sapiente, come dimostra l'opera di Zenone e Crisippo, nella vita ritirata giova, più di chi opera nella vita attiva, sia ai suoi contemporanei, sia agli uomini di tutti i tempi.

VII, 1-2 I tre generi di vita comunemente seguiti (attiva, contemplativa e dedita al piacere) sono meno differenti di quanto sembri, perché nessuno di essi esclude l'altro.
3-4 Anche le posizioni di Epicuro dimostrano che la riflessione piace a tutti; per Seneca non è però l'obiettivo ultimo ma solo una condizione momentanea.

VIII, 1-2 Il sapiente non aderirà però ad uno Stato qualunque, o, forse, non c'è nessuno Stato, se si guarda bene, cui il sapiente possa aderire. Ad esempio, non quello degli Ateniesi o quello dei Cartaginesi.
3-4 Se dunque non ci sarà nessuno Stato che accolga il sapiente o che il sapiente possa accogliere, la vita ritirata sarà necessaria per tutti. Come chi elogia la navigazione ma dichiara il mare impraticabile in sostanza ordina di non navigare, così chi elogia la vita politica, ma la vede intollerabile per il saggio, vieta di partecipare alla stessa.

Hai bisogno di aiuto in L'età imperiale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email