Lucio​ ​Anneo​ ​Seneca


Seneca entra in contatto con Caligola, Claudio e Nerone. A testimonianza del fatto che durante l'età Augustea quasi nessun intellettuale era puramente romano, anche Seneca proviene da una delle province dell’impero, ovvero dalla Spagna. Compì studi di retorica per diventare oratore, si avvicinò alla filosofia e studiò a Roma. Si trasferisce in Egitto da una zia materna e tornò a Roma nel 31 d.C.. Entrò a corte, ma ebbe problemi perché Caligola lo condannò a morte a causa di una sospetta relazione con Agrippina. Riesce però a salvarsi
con una condanna in esilio in Corsica, dove avverrà la sua formazione personale. Si definiva un uomo libero e non servile, ma allo stesso tempo vi è testimonianza di una supplica all'imperatore per tornare a Roma durante il periodo dell'esilio. La supplica fu scritta Polibio a cui era morto il fratello, liberto di Claudio, quindi uomo influente. Però fu l'intervento di
Agrippina a riportarlo a Roma, poichè ella aveva bisogno di una persona gradita al Senato per cambiare l'ordine di successione al trono, affiancando Seneca a suo figlio Nerone per favorire la sua ascesa. Diventa così precettore di Nerone. Fu accusato di aver preso parte alla congiura dei Pisoni e, invece di subire la condanna, gli fu concesso in privilegio di suicidarsi. In realtà egli non vi partecipò direttamente, ma probabilmente fu qualche appartenente alla sua famiglia ad essere coinvolto.

Opere

E’ possibile individuare tre grandi periodi in cui collocare le opere di Seneca:
● Esilio in Corsica: formazione personale;
● Partecipazione alla vita politica con opere socialmente impegnate;
● Ritiro a vita privata durante il quale si occupa della formazione altrui;
Le opere di Seneca sono: i dialoghi, i trattati, le epistole, le tragedie.

Dialoghi

I dialoghi si compongono di 12 libri, dei quali solo a 10 è stato dato un titolo in quanto un volume è formato dal raggruppamento di 3 libri. Una parte scritta soprattutto durante il periodo dell'esilio in Corsica e un'altra parte durante il periodo del ritiro a vita privata. Il termine “dialogo” viene inteso come una predica quasi amichevole durante il quale sembra che abbia un interlocutore, ma in realtà a parlare sempre solo Seneca.
Tra i dialoghi ricordiamo:
​ ​De​ ​brevitate​ ​vitae:​ affronta il concetto del tempo, tema a lui molto caro. In particolare si fa riferimento alla brevità del tempo che consuma. E’considerato piccolo come un punto o come un fiume che perpetuamente scorre. In realtà siamo noi a rendere breve il tempo perché lo sprechiamo a differenza del saggio che sa utilizzarlo efficacemente, non perdendosi nelle piccolezze. Il tempo è l'unica cosa che ci appartiene davvero e che non può esserci sottratto rispetto a tutto il resto.

De​ ​providentia:​ è una riflessione sulle avversità intese come qualcosa di utile per mettersi alla prova, per formarsi, esercitarsi di continuo. Ritorna anche il concetto del tempo scandito tra passato, presente e futuro: ad appartenerci è solo il presente poiché è l'unico periodo su cui abbiamo potere.
De​ ​ira:​ si riflette su tutto ciò che può scatenare l'ira: porta alla perdita dell'equilibrio. Viene scritto metà prima e metà dopo il periodo dell'esilio.

Consolatio​ ​ad​ ​Marciam:​ appartiene al genere delle consolaziones, ovvero un genere letterario autonomo utilizzato per consolare qualcuno. In questo caso si parla di Marzia, una donna inconsolabile a cui è morto il figlio. Nella parte finale di questa consolazione si immagina il piccolo nei Campi Elisi, in braccio ad un uomo che gli mostra le costellazioni e al contempo gli mostra la Terra vista come nulla in confronto alle immagine precedente. Termina con
un’esplosione, simbolo del fatto che anche l'universo è destinato a morire.

De​ ​vita​ ​beata:​ ​ tratta riguardo la felicità. Il felice è colui che sa di staccarsi dalla ricchezza.

De​ ​otio​ ​e​ ​de​ ​tranquillitate​ ​animi:
​ ​ la felicità si ottiene con l'alternarsi di Otium e negotium dove. L’otium sta nello staccarsi dalla vita pratica per la formazione personale e il negotium corrisponde invece alla partecipazione alla vita pubblica. Il negotium però non è sempre possibile, per questo Seneca afferma che anche solo l'otium a volte è utile. Vengono scritti durante il periodo del ritiro a vita privata.

Consolazione​ ​ad​ ​Polybium:​ scritta in occasione del lutto di Polibio, presa come pretesto da parte di Seneca per sottendere una supplica di tornare in patria.

Ad​ ​Helviam​ ​matrem:​ è una consolazione diretta a sua madre, dove cerca di consolarla per la lontananza che sussiste tra i due. Seneca afferma che il corpo è lontano, ma a non essere lontano e la mente. Presenza di forte tenerezza e di ricordi attraverso i quali incoraggia sua madre ad essere forte.

Trattati

I trattati hanno una struttura diversa rispetto a dialoghi: sono più lunghhi ed è per questo che costituiscono una categoria di opere a parte.

De​ ​clementia:​ scritto per Nerone diciassettenne, dove lo invita ad attenersi ai Principi di clemenza, di essere quindi giusto, di evitare gli eccessi e di collaborare col Senato.

De​ ​Beneficiis​: costituito da 7 libri. I primi 4 scritti durante il periodo di partecipazione alla vita politica, gli ultimi tre dopo. Parla della Beneficenza, riferito il rapporto sovrano suddito: chi può deve aiutare il bisognoso; quest'ultimo si legherà al suo benefattore in quanto si sentirà in debito con lui e per questo gli sarà fedele sempre.
Naturales​ ​questiones:​ libro di scienze dove vengono introdotti i fenomeni
celesti-metereologici, che però non è considerato di gran valore in quanto il linguaggio risulta essere impreciso e poco originale. Emerge una visione della scienza in analogia a quella di Lucilio: vuole liberare gli uomini dalla paura dei fenomeni illustrati all'interno dell'opera attraverso la loro conoscenza. Nel libro VII esprime la sua fiducia incondizionata nel progresso scientifico.

Epistole ad Lucilium


Ci restano 124 lettere, altre invece sono andate perdute. Sono lettere spedite a Lucilio, ma rimaneggiate in vista della pubblicazione. Fanno parte della terza fase di produzione di Seneca che si appresta quindi alla formazione del prossimo. Lucilio è inizialmente inesperto, di conseguenza Seneca si esprime in maniera elementare, ma man mano che Lucilio (simbolo dell'intera umanità) diventa in grado di comprendere, anche il linguaggio di Seneca diventa più complesso. I temi trattati sono quelli del tempo, tema ripreso dai dialoghi,
dell'anima, vista come unica cosa importante che va curata senza inseguire falsi piaceri che il corpo richiede. Viene introdotto il concetto di pathos come malattia a cui segue una breve guida su come guarire: prima di tutto bisogna rendersi conto di star sprecando tempo, a questo punto si può intraprendere la cura. Le lettere vengono scritte durante il periodo del
ritiro a vita privata, quando può continuare il proprio scopo di formazione. Si parla quindi di una differenziazione tra formazione verticale che corrisponde alla formazione personale di ognuno e formazione orizzontale: il saggio può essere utile alla comunità aiutando gli altri e formarsi verticalmente.

​Apolokolokyntosis

Protagonista di questa satira menippea è Claudio, immaginato arrivare in cielo baluziente, zoppo. Gli dei chiamano Ercole per affrontare questa figura ancora indistinta e avvertita come ‘’mostro’’, ma in un secondo momento si rendono conto della sua natura umana. Viene così condotto di fronte al conciclio degli dei, perchè vuole essere assunto tra le divinità. Claudio però viene condannato ad essere gettato, come tutti i mortali, agli inferi e accompagnatovi da Mercurio, assiste al suo funerale. Arrivato nell'Ade, Claudio viene accolto dalla folla inferocita di coloro i quali aveva reso vittime in vita e, processato dal giudice dei morti, Eaco, finisce schiavo di suo nipote Caligola e,successivamente, viene assegnato al suo liberto Menandro, che lo costringe a lanciare dadi da un barattolo forato nel fondo.
L’Apokolokyntosis è un prosimetro, Scritto da Seneca al fine di compiacere Nerone e innalzare la sua figura. Risulta anche essere una parodizzazione il processo di divinizzazione operato dal Senato nei confronti dell’ormai defunto Claudio. Riguardo il titolo è ancora di traduzione ambigua ma probabilmente il termine kolókyntha dal greco fa riferimento al termine zucca in relazione alla
stupidità riscontrata nella figura di Claudio che fu un imperatore autoritario che mandò a morte diverse persone con giudizi sommari.

TRAGEDIE

Di Seneca ci restano 9 coturnae​ e solo una pretexa​ dal titolo di Octavia dove compare il personaggio di Seneca stesso. A differenza delle tragedie greche, le tragedie in questione non vengono scritte per la rappresentazione scenica. Queste rappresentano una sorta di macchia nera nella produzione dell'autore in quanto vi è presente un forte gusto per il macabro e per la rappresentazione del male. In realtà Seneca, attraverso questi esempi molto spesso accompagnati da episodi di allucinazioni delle menti malate, momenti in cui l'uomo perde la
razionalità, cerca di mostrare ciò che avviene quando l’uomo si allontana dal bene. Utilizza uno stile lineare, declamatorio, fatto di piccole frasi e di gusto per le sentenze. C'è una grande presenza di monologhi lunghissimi che testimoniano la lotta con il nemico interiore di ognuno di noi. Seneca sostiene infatti che il nemico di ognuno di noi si trova dentro noi stessi.
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