Video appunto: Quintiliano, Marco Fabio - Oratore attento alla scuola

Quintiliano



Marco Flavio Quintiliano fu il primo ad interessarsi di pedagogia, infatti fu il primo ad essere pagato dallo Stato anziché da privati. Nasce in Spagna, ma completa i suoi studi a Roma, non sappiamo molto della sua biografia, ci è nota solo la sua fama dopo la morte.
Scrive due opere, una non pervenuta, l'altra è l'Istitutio oratoria, in cui cerca di spiegare come formare un oratore, che in primo luogo deve avere una vasta cultura enciclopedica, proprio come credeva Cicerone. Descrive inoltre un buon educatore, che deve assecondare le inclinazioni degli allievi, poi presenta un excursus su alcuni autori precedenti e poi spiega come costruire una buona orazione:
(1) inventio: preparazione delle idee
(2) dispositio: scaletta e ordine di queste idee
(3) elocutio: trascrizione del tutto
(4) memoria: lavoro di memorizzazione
(5) actio: recitazione dell'orazione
Elenca tre tipi di discorso:
(a) deliberativo: discorsi che riguardano l'ambito politico, per convincere di un provvedimento da prendere;
(b) epidittico: pronunciati per intrattenere il pubblico;
(c) giudiziario: discorsi degli avvocati in tribunale.
Elenca anche i doveri dell'oratore per convincere:
docere: convincere da un punto di vista razionale;
delectare: rendere il contenuto interessante;
movere: saper colpire il pubblico emotivamente.

L'oratore, infine, deve essere vir bonus dicendi peritus, cioè il buono è colui che pone la bontà dello Stato alla sua. Egli crede che l'oratore completo debba avere, oltre ad una buona tecnica, alte virtù, quindi deve condurre una vita onesta, ovvero quella del politico che appunto antepone il bene pubblico al proprio.
Tratta anche la mutata funzione dell'oratore in un'opera che non ci è pervenuta. Lui crede che la causa sia della scuola: mancano dei buoni insegnanti e gli esercizi proposti sono ben lontani dalla realtà. Inoltre i costumi sono corrotti, agli oratori importa solo delectare.
Si chiede se sia meglio l'istruzione privata a pubblica, in primo luogo sottolinea gli svantaggi dell'istruzione pubblica, ovvero la maggior possibilità di vizi in quanto spinti dai coetanei e la minor attenzione che l'educatore presta ad ognuno di loro, poi di quello individuale, cioè nota come un'indole incline ai vizi a casa non rischia meno di agire immoralmente, se si temono poi le compagnie che frequenta si può mandare uno schiavo a controllarlo, inoltre i vizi che hanno li imparano seguendo l'esempio dei genitori e se non vengono mai puniti. Alla fine, Quintiliano sostiene che sia meglio l'istruzione pubblica in quanto la continua relazione con gli altri ci aiuta a migliorare.
Descrive anche il maestro ideale: egli deve essere quasi come un padre verso i suoi discepoli e non deve mai eccedere né nella severità né nell'indulgenza, in modo da non attrarre a sé odio o mancanza di rispetto, in questo modo i fanciulli saranno più inclini a seguirne gli insegnamenti.