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Petronio

Di Petronio non si hanno notizie riguardanti la vita, se non quelle desunte dagli scritti lasciati da Tacito. Si tratta di un personaggio particolare, attento nel seguire le mode e i costumi di quel tempo. Proprio per questa ragione, entrò nelle simpatie di Nerone, che lo considerò arbitro del buon gusto. Nonostante si dicesse che la sua vita iniziasse di notte, mentre di giorno si dedicava all’ozio – da non intendersi come otium - governò saggiamente la Bitinia. A causa degli stretti rapporti di amicizia con Nerone, attirò su di sé l’invidia di Tigellino, che lo accusò di aver preso parte alla congiura di Pisone. Petronio, conoscendo tutte le malefatte di Nerone, entrò in ansia per la sua possibile reazione e decise di suicidarsi, preventivamente, in modo piuttosto strambo, poiché si fece tagliare e ricucire le vene di continuo dai servi, come se volesse dimostrare di poter controllare la morte. Inoltre, nel suo testamento, lasciò scritte tutte le malefatte, nonché una lista di tutte le amanti di Nerone, per informarlo che lui era a conoscenza di tutto. Quindi, ne risulta una figura facoltosa, raffinata, colta, dedita al piacere e impeccabile, che per il suo modo di morire è riconducibile all’epicureismo.

L’opera più importante di Petronio risulta essere il Satyricon, di cui restano solo i libri XIV, XV, XVI e in misura parziale. Tre sono i personaggi principali: Encolpio, il protagonista, Ascilto e Gìtone, di cui Encolpio è innamorato. Dai frammenti che ci sono pervenuti, la storia inizia con Encolpio a scuola di eloquenza da Agamennone, con cui intraprende una discussione su come questa disciplina sia morta.

Dopo alcune peripezie, Encolpio, coi suoi due amici, prima che lasciassero la città, sono invitati a cena presso il ricchissimo Trimalchione. L’intera cena si svolge tra portate, servite in modo anche piuttosto curioso. Quando Trimalchione si allontana per un bisogno corporale, i convitati parlano più liberamente di vari argomenti. Il padrone di casa, intanto, è rientrato e, dopo un’altra portata, inizia a ballare con la moglie Fortunata. La cena procede ancora per molto, tra portate e intrattenimenti vari, fino a quando Trimalchione decide di simulare il suo funerale, obbligando i commensali a piangerlo. Intanto, i vigili, temendo che la casa stesse andando a fuoco, entrano nella casa sfondando la porta, mentre Encolpio e i suoi amici scappano via, come se fossero davvero sopravvissuti a un incendio.

In seguito, Encolpio, allontanatosi dagli altri due compagni, incontra Eumolpo, un vecchio letterato che, notato l'interesse di Encolpio per un quadro raffigurante la presa di Troia, gliene declama in versi il resoconto (è la celebre Troiae halosis). I due diventano quindi compagni di viaggio, rivali in amore a causa di Gitone e dopo una serie di avventure, che li vedono viaggiare per mare e rischiare anche la vita, si ritrovano insieme nella città di Crotone, dove Eumolpo si finge un vecchio danaroso e senza figli, ed Encolpio e Gitone si fanno passare per i suoi servi: così essi scroccano pranzi e regali dai cacciatori di eredità.

Nei frammenti successivi, Eumolpo recita un brano epico, in cui viene descritto il Bellum civile ("La guerra civile") fra Cesare e Pompeo, e successivamente si legge di Encolpio che, per l'ira di Priapo, diventato impotente, è vittima di una ricca amante che si crede disprezzata da lui e lo perseguita. Eumolpo, invece, scrive il suo testamento dove specifica che gli eredi avranno diritto alle sue ricchezze solo se faranno a pezzi il suo corpo e se ne ciberanno in presenza del popolo.

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