Concetti Chiave
- L'ambientazione orientale della novella richiama la tradizione della narrativa erotica, con riferimenti a figure storiche come Aristide di Mileto.
- I tre personaggi principali sono la matrona, il soldato e l'ancella, ognuno con ruoli e sviluppi distintivi, culminanti in un ribaltamento dei loro ruoli iniziali.
- La narrazione utilizza prevalentemente il discorso indiretto, con pochi interventi diretti dei personaggi, che includono citazioni virgiliane a scopo comico.
- La novella impiega la parodia letteraria, richiamando episodi e personaggi dell'Eneide, come Enea e Didone, per suscitare il sorriso del lettore colto.
- La matrona, inizialmente esempio di pudicizia, emerge come vincitrice finale, dimostrando una complessa evoluzione caratteriale nel corso della storia.
Questo appunto di Letteratura Latina contiene il testo in Latino, la traduzione in italiano e il commento della novella "La matrona di Efeso" raccontata da Eumpolpo nel Satyricon di Petronio.
Indice
Testo in Latino della novella "La matrona di Efeso"
“Matrona quaedam Ephesi tam notae erat pudicitiae, ut vicinarum quoque gentium feminas ad spectaculum sui evocaret. Haec ergo cum virum extulisset, non contenta vulgari more funus passis prosequi crinibus aut nudatum pectus in conspectu frequentiae plangere, in conditorium etiam prosecuta est defunctum, positumque in hypogaeo Graeco more corpus custodire ac flere totis noctibus diebusque coepit. Sic afflictantem se ac mortem inedia persequentem non parentes potuerunt abducere, non propinqui; magistratus ultimo repulsi abierunt, complorataque singularis exempli femina ab omnibus quintum iam diem sine alimento trahebat. Assidebat aegrae fidissima ancilla, simulque et lacrimas commodabat lugenti et quotienscumque defecerat positum in monumento lumen renovabat. Una igitur in tota civitate fabula erat, solum illud affulsisse verum pudicitiae amorisque exemplum omnis ordinis homines confitebantur, cum interim imperator provinciae latrones iussit crucibus affigi secundum illam casulam, in qua recens cadaver matrona deflebat. Proxima ergo nocte cum miles, qui cruces asservabat ne quis ad sepulturam corpus detraheret, notasset sibi [et] lumen inter monumenta clarius fulgens et gemitum lugentis audisset, vitio gentis humanae concupiit scire quis aut quid faceret. Descendit igitur in conditorium, visaque pulcherrima muliere primo quasi quodam monstro infernisque imaginibus turbatus substitit. Deinde ut et corpus iacentis conspexit et lacrimas consideravit faciemque unguibus sectam, ratus scilicet id quod erat, desiderium extincti non posse feminam pati, attulit in monumentum cenulam suam coepitque hortari lugentem ne perseveraret in dolore supervacuo ac nihil profuturo gemitu pectus diduceret: omnium eundem esse exitum [sed] et idem domicilium, et cetera quibus exulceratae mentes ad sanitatem revocantur. At illa ignota consolatione percussa laceravit vehementius pectus ruptosque crines super corpus iacentis imposuit. Non recessit tamen miles, sed eadem exhortatione temptavit dare mulierculae cibum, donec ancilla vini odore corrupta primum ipsa porrexit ad humanitatem invitantis victam manum, deinde refecta potione et cibo expugnare dominae pertinaciam coepit et ‘quid proderit’ inquit ‘hoc tibi, si soluta inedia fueris, si te vivam sepelieris, si antequam fata poscant, indemnatum spiritum effuderis?id cinerem aut manes credis sentire sepultos?
vis tu reviviscere? vis discusso muliebri errore, quam diu licuerit, lucis commodis frui? ipsum te iacentis corpus admonere debet ut vivas.’ Nemo invitus audit, cum cogitur aut cibum sumere aut vivere. Itaque mulier aliquot dierum abstinentia sicca passa est frangi pertinaciam suam, nec minus avide replevit se cibo quam ancilla quae prior victa est.
Ceterum scitis quid plerumque soleat temptare humanam satietatem. Quibus blanditiis impetraverat miles ut matrona vellet vivere, isdem etiam pudicitiam eius aggressus est. Nec deformis aut infacundus iuvenis castae videbatur, conciliante gratiam ancilla ac subinde dicente:
‘placitone etiam pugnabis amori?
[nec venit in mentem, quorum consederis arvis?]’
Quid diutius moror? ne hanc quidem partem corporis mulier abstinuit, victorque miles utrumque persuasit. Iacuerunt ergo una non tantum illa nocte qua nuptias fecerunt, sed postero etiam ac tertio die, praeclusis videlicet conditorii foribus, ut quisquis ex notis ignotisque ad monumentum venisset, putaret expirasse super corpus viri pudicissimam uxorem. Ceterum delectatus miles et forma mulieris et secreto, quicquid boni per facultates poterat coemebat et prima statim nocte in monumentum ferebat. Itaque unius cruciarii parentes ut viderunt laxatam custodiam, detraxere nocte pendentem supremoque mandaverunt officio. At miles circumscriptus dum desidet, ut postero die vidit unam sine cadavere crucem, veritus supplicium, mulieri quid accidisset exponit: nec se expectaturum iudicis sententiam, sed gladio ius dicturum ignaviae suae. Commodaret modo illa perituro locum et fatale conditorium familiari ac viro sacraret. Mulier non minus misericors quam pudica ‘nec istud’ inquit ‘dii sinant, ut eodem tempore duorum mihi carissimorum hominum duo funera spectem. malo mortuum impendere quam vivum occidere.’ Secundum hanc orationem iubet ex arca corpus mariti sui tolli atque illi quae vacabat cruci affigi. Usus est miles ingenio prudentissimae feminae, posteroque die populus miratus est qua ratione mortuus isset in crucem.”
Traduzione della novella "La matrona di Efeso"
Una matrone di Efeso godeva di tale fama di castità da attirare donne persino dalle popolazioni vicine ad ammirarla. Dopo che costei ebbe sepolto il marito, non paga di seguire il funerale, come è consuetudine, con i capelli sciolti e svolazzanti, o di battersi il petto nudo davanti a tutta la folla, seguì il defunto fino alla tomba, e quando il corpo fu deposto in una cripta sotterranea secondo l'uso greco, iniziò a vegliare e a piangere su di esso notte e giorno. Torturandosi così e ricercando la morte per fame, non poté essere allontanata dalla tomba né dai suoi genitori né dai parenti; infine i magistrati la abbandonarono, dopo essere stati respinti. Tutti mostrarono profondo dolore per lei, donna dal carattere unico, che ora trascorreva il suo quinto giorno senza cibo. L’ancella più fidata sedeva accanto alla donna addolorata e, allo stesso tempo, versava lacrime sulla vedova in lutto e riempiva la lampada posta nella tomba ogni volta che mancava l'olio. C'era un solo argomento di conversazione in tutta la città: persone di ogni classe sociale riconoscevano che questo era l'unico vero esempio di castità e amore. Più o meno nello stesso periodo il governatore della provincia ordinò che alcuni ladri fossero crocifissi vicino al piccolo edificio in cui la donna stava piangendo sul corpo del suo defunto marito. Così, la notte successiva, quando un soldato, di guardia alle croci per impedire a chiunque di togliere un corpo per la sepoltura, vide una luce splendere intensamente tra le tombe e udì i gemiti di una donna addolorata, una debolezza molto umana lo spinse a desiderare di sapere chi fosse o cosa stesse facendo. Pertanto scese nella tomba e, alla vista della bellissima donna, dapprima rimase immobile in totale confusione, come se avesse visto uno spettro o apparizioni infernali. Ma quando notò il corpo del morto e tenne conto delle lacrime e del viso graffiato dalle unghie, giunse alla giusta conclusione che la donna non poteva sopportare la perdita del defunto. Portò dunque la sua parca cena nella tomba e cominciò a esortare la donna afflitta a non persistere nel suo dolore disperato e a non spezzarsi il cuore con inutili lamenti: disse che la stessa fine, lo stesso luogo di riposo attendevano tutti noi, e aggiunse tutte quelle altre cose che restituiscono la ragione alle menti ferite. Ma lei, urtata da quel conforto non considerato, si lacerò il petto con più violenza, si strappò i capelli e li depose sul corpo del morto. Il soldato tuttavia non si tirò indietro, ma con lo stesso incoraggiamento cercò di imporre del cibo alla sua ancella, finché ella non fu sedotta dal profumo del vino. Prima tese la mano, sopraffatta dalla gentilezza dell'invito, e una volta ristorata dalla bevanda e dal cibo, iniziò ad assediare l'ostinazione della sua padrona e disse: "A cosa ti servirà questo, se sverrai per la fame, se ti seppellirai viva, se porrai fine alla tua vita innocente prima che il Fato la chiami?
Credi che le ceneri o le ombre dei morti sepolti abbiano sensibilità?
Desideri tornare in vita? Dopo esserti scrollata di dosso questo difetto femminile, desideri goderti le comodità della vita, finché puoi? Il cadavere stesso di tuo marito che giace lì dovrebbe incoraggiarti a voler vivere. Nessuno è contrario ad ascoltare quando viene esortato a mangiare o a rimanere in vita. E così la donna, assetata dopo diversi giorni di astinenza, permise che la sua decisione venisse infranta e si riempì di cibo non meno avidamente della fanciulla che era stata precedentemente conquistata.
E sapete quale tentazione assale generalmente una persona a stomaco pieno. Gli stessi allettamenti che il soldato aveva usato per persuadere la donna a vivere, furono ora impiegati per commettere un attentato alla sua castità. Agli occhi della casta donna il giovane non appariva né brutto né maleducato, e la fanciulla intanto incoraggiava l'indulgenza e diceva ripetutamente:
"Ti opporrai anche a un amore gradito?"
Ma perché la faccio lunga? La donna non si trattenne nemmeno da questa gratificazione della carne, e il soldato vincitore la convinse a entrambe. Così dormirono insieme non solo la prima notte di nozze, ma anche la notte successiva e la terza. Le porte della tomba furono naturalmente chiuse, in modo che qualsiasi conoscente o straniero che si fosse recato alla tomba avrebbe pensato che la castissima moglie avesse esalato l'ultimo respiro sul corpo del marito. Il soldato, incantato sia dalla bellezza della donna sia dal luogo dell'appuntamento, comprava tutte le prelibatezze che poteva permettersi e, non appena faceva buio, le portava alla tomba. Così, quando i genitori di uno degli uomini crocifissi notarono che lasorveglianza era allentata, tirarono giù il corpo appeso del figlio e lo destinarono agli estremi onori. Il soldato fu ingannato mentre trascurava i suoi doveri e il giorno dopo, quando vide che una croce era vuota, temette la propria esecuzione e spiegò alla donna l'accaduto. Dichiarò che non avrebbe atteso il verdetto del giudice, ma che avrebbe usato la spada per condannarsi a morte per negligenza. Voleva solo che destinasse un luogo al morituro e consacrasse la tomba, che era stata assegnata dal Fato, sia al suo amante sia a suo marito. La donna, che era non meno compassionevole di quanto fosse casta, osservò: "Il cielo mi guardi dal vedere contemporaneamente i due cadaveri degli uomini a me più cari. Preferisco sacrificare un morto che ucciderne uno vivo.' Dopo questo breve discorso, ordinò che il corpo del marito fosse rimosso dalla bara e appeso alla croce vuota. Il soldato si avvalse del colpo di genio della saggia donna e il giorno dopo la gente si chiese come il morto fosse riuscito a salire sulla croce”.
Personaggi
Nella novella agiscono tre personaggi (la matrona, il soldato e l’ancella), la cui vicenda è scandita da interventi corali di vario genere: le donne che ammirano la straordinaria pudicizia della matrona; i genitori, i parenti e i magistrati che tentano di dissuadere la donna dal suo proposito suicida; i parenti del crocifisso; la gente che si stupisce di come un morto sia potuto salire su una croce. La matrona è subito presentata come un exemplum di pudicizia e di fedeltà al marito anche dopo la sua morte, osservazione che prelude al ribaltamento della sua rappresentazione nel corso della vicenda. Accanto alla matrona vi è l’ancella, che svolge il ruolo di aiutante e che è caratterizzata, almeno all’inizio del racconto, da nobiltà d’animo e da devota solidarietà alla padrona. L’ancella ha anche altre funzioni importanti nell’intreccio: nel sepolcro è lei a ravvivare il lume, la cui luce incuriosirà il soldato; è la prima a cedere alle lusinghe del vino e del cibo; diventa infine alleata del soldato nel suo tentativo di seduzione. Il soldato, che interviene quando la vicenda sembra giunta a un punto morto, è un uomo d’azione e compie una vera e propria “espugnazione” della matrona. Prima usa le armi della persuasione, che si rivelano inefficaci, poi ricorre a quelle del cibo e del vino; da ultimo sferra l’attacco finale alla pudicizia della donna. Anche per il soldato, però, assistiamo a un ribaltamento del ruolo: da conquistatore diventa uomo in balia della matrona, quando i parenti di uno dei banditi crocifissi sottraggono il corpo del loro congiunto per dargli sepoltura. Egli si salva da una sicura punizione solo grazie alla misericordia della donna, che alla fine è la vera vincitrice.
Discorso indiretto
La narrazione privilegia la rappresentazione indiretta rispetto al dialogo. La matrona pronuncia un’unica battuta alla fine della novella (112, 7), i discorsi del soldato sono riportati sempre in modo indiretto, mentre l’ancella interviene due volte in forma diretta (111, 12 e 112, 2), usando citazioni virgiliane, inserite da Petronio a fini comici.