Aulo Persio Flacco

Nacque a Volterra in Etruria (Toscana) nel 34 d.c. da una ricca famiglia equestre romana. Il padre di Persio morì quando lui aveva 6 anni. La madre Fulvia Sisennia, si risposò con il cavaliere romano Fusio che morì pochi anni dopo. Fino a 12 anni visse e studiò a Volterra, poi si trasferì a Roma dove potè studiare con abili maestri ( grazie a Probo ricordiamo Palèmone = grammatico e autore dell’Ars Grammatica; e Virginio Flavo= uno dei retori più celebri dell’epoca). A 16 anni divenne amico del filosofo Anneo Cornuto. Strinse amicizia con Cesio Basso e conobbe Lucano e il senatore stoico Tresea Peto. Lasciò alla madre, alla zia e alla sorella una somma di 2 milioni di sesterzi. Dedica la sua vita allo studio, culto dei libri. Morì per una malattia allo stomaco il 24 novembre del 62 d.c.

L’opera

Persio non scrisse molto e non pubblicò nulla di quello che aveva scritto. In età giovanile aveva scritto una tragedia praetexta , titolo incerto, forse Vecio, un libro di viaggi e alcuni versi in onore della suocera di Trasea Peto, Arria Maggiore, che suicidandosi aveva preceduto e incoraggiato il marito Cecina Peto condannato dall’imperatore Claudio. L’unica opera pervenuta ( la raccolta in satire) non e conclusa. Dopo la sua morte Cesio Basso fece vedere il testo ad Anneo Cornuto che ne curò la pubblicazione.
Le satire sono precedute da un breve testo in coliambi (giambi zoppicanti) che secondo alcuni è il prologo secondo altri l’epilogo.
I chiolambi: che molti collocano alla fine, la critica moderna li ha collocati all’inizio delle Satire. Sono fondamentali poiché contengono i motivi che hanno spinto Persio a scegliere il genere della satira. Il poeta rifiuta la poesia epica e tragica, in quanto di ispirazione divina e meno reale, preferendo la satira. Persio allude alla rozzezza della sua poesia nei confronti di quella antica. ( in realtà non è così). Qui il poeta afferma di preferire lasciare ai poeti del passato i luoghi e gli onori della tradizione greca.

Le Satire


Il tema di ogni singolo componimento non risulta mai chiaro ed evidente, infatti sembra che l’insegnamento morale sia assente, piuttosto è evidente l’accostamento di quadri descrittivi al fine di suscitare emozioni nel lettore. Viene narrato il vizio e le sue manifestazioni in modo osceno e orripilante tanto da suscitare ripugnanza nel lettore, i termini utilizzati appartengono ad un lenico del corpo e del sesso, per accentuare il proprio pensiero. Manca la condanna esplicita del vizio. Le satire concentrano l’attenzione più sulla fenomenologia del vizio che sulla liberazione morale. Nei versi dominano il disprezzo e l’inflessibilità verso gli immorali.

I temi


I temi non sono originali, infatti, trae ispirazione dalla tradizione satirica romana, dalla filosofia stoica e dalla diatriba cinico-stoica. I temi vengono trattati però in modo diverso, dando vita a singoli quadri narrativi di vita quotidiana e reali. E’ presente la capacità del poeta di rappresentare con netta precisione ogni singolo dettaglio. Ogni quadro non tende a comporsi con gli altri armonicamente ma si passa da uno all’altro bruscamente. L’argomento preferito da Persio è la società romana del suo tempo, ritratta nei suoi vizi, sorda ai richiami. Il compito del poeta è quello di mettere in evidenza i difetti e le debolezze di questo mondo. Utilizza un tono polemico e aggressivo. Non vuole guardare da lontano l’umanità o dipingerla solo in superficie, vuole scavare e mostrare le piaghe. Accanto ai temi moralisti sono presenti anche aspetti della quotidianità ( il mondo infantile, ambienti domestici).

I rapporti con Orazio

La satira bonaria di Orazio non è condivisa da Persio, ma sicuramente l’utilizzo delle immagini e delle espressioni rimanda al poeta augusteo poiché adattatore al proprio stile. Nella VI satira (dedicata a Basso) è amichevole e l’atteggiamento che il poeta vuole designare (distacco dalle ricchezze) è simile a quello di Orazio( anche l’utilizzo del termine angulus).

I rapporti con Lucilio

Molte fonti antiche confermano che la scelta del genere satirico sia stato influenzato dal desiderio di imitare Lucilio ( infatti si apre con una sua citazione). Il modello luciliano è aggressivo.

Altri modelli

Nei suoi versi sono poi presenti rimandati a Catullo, Virgilio e Lucrezio ( impostazione didascalica) lontani dalla satira.

I rapporti con i poeti contemporanei

Persio considera negativamente i suoi contemporanei , già nella prima satira li disprezza e li considera degli imitatori della tradizione greca ( solo per avere successo).

Lo stile

Il susseguirsi dei quadri è incalzante ma segue un filo logico a volte difficile da individuare. Lo stile è aspro e le espressioni oscure, originale caratterizzato da una sintassi contorta ma concisa. Spesso sono assenti i legami logici, infatti abbiamo numerose ellissi. Termini rari e metafore ardite rendono la poesia difficile e artificiosa. Il lessico risulta crudo, di basso registro, ricco di termini relativi al lessico del corpo. La lingua quotidiana viene deformata come a rappresentare la degradazione della società.

La fortuna

Quintiliano e Probo attestarono il successo delle satire immediato. Lucano né fu affascinato e anche Marziale lo apprezzò. Il giudizio positivo continuò nel medioevo culminato con Dante (nel limbo). Nel Rinascimento si ha la fortuna così seguirono tutti gli autori come Parini e Monti. Apprezzato poi nel periodo del simbolismo.
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