PERSIO

Persio nacque a Volterra, da una ricca famiglia equestre, studio a Roma e come Lucano fu allievo di Anneo Cornuto. La sua fu una vita ritirata, dedita allo studio e alle lettere. L’opera comprende sei satire, di circa 650 esametri. Il componimento è costituito da 14 coliambi (variante del trimetro giambico) in cui parla della propria poesia. Il suo modello è Orazio, sui suoi pensieri si basa il modo di scrivere di Persio. Infatti Orazio affermava che la satira era un genere diverso dalla poesia contemporanea, e Persio già dalla prima satira polemizza aspramente contro le mode letterarie del tempo, volte esclusivamente a scopo di piacere e intrattenimento, priva di inconsistenza morale, dunque senza valore, e rivendica orgogliosamente l’originalità della sua poesia e della sua ispirazione. A differenza di Orazio non cura molto lo stile, e utilizza un linguaggio urbano comprensibile alle masse, ma comunque cura l’elaborazione formale. Afferma che la sua produzione si basa sul vero, e si propone di seguire Lucilio, definendolo poeta aggressivo, e Orazio, definendolo poeta ironico. L’oggetto dell’opera, il vero, si basa sui mores, sui costumi e i comportamenti umani, che sono ormai corrotti, definiti pallentes, infettati da una malattia. Il compito del poeta è, come quello di un medico, di curare i mores, usando l’ingenuus ludus, uno scherzo non volgare che permette di colpire a fondo il vizio. Quindi uno degli aspetti fondamentali della satira di Persio, è l’impostazione morale, non si tratta di una satira narrativa come quella di Orazio e Lucilio, pronta solo a dilettare, lui vuole infondere un messaggio morale.

• Nella seconda satira, rivolta all’amico Macrino, sostiene che è importante rivolgere preghiere agli dèi.
• La terza satira inizia con una visione di una mattinata passata a dormire anziché dedicarsi alla filosofia, e sottolinea l’importanza di questo studio, elencando in un passo norme essenziali per il buon comportamento, che si rifà al frammento di Lucilio sulla virtus. Successivamente sono elencate le malattie dello spirito, più gravi di quelle fisiche, e la corruzione, vi è la storia di un malato che si crede guarito, e va incontro alla morte.
• Nella quarta satira, consiglia ad ognuno di approfondire la conoscenza di sé stesso.
• Nella quinta satira, dedicata ad Anneo Cornuto, esprime gratitudine e amicizia per quest’ultimo, e parla della libertà, che per lui risiede nella ragione, infatti, dice Persio, l’unico uomo libero è il saggio.
• La sesta satira è un epistola diretta all’amico Basso, in cui dice di trovarsi a Luni, accontentandosi dei suoi pochi beni, lontano dalla prodigalità. (Tema di Orazio, del senso della misura applicato alle ricchezze)
Il personaggio del satirico di Persio, inserisce elementi autobiografici, ma non ha la dimensione soggettiva propria di Orazio.

FORMA E STILE
Persio nelle satire aggiunge dei nessi logici sottintesi e impliciti, affidando al lettore il compito di ricostruirli; non ci sono lunghe pause tra un immagine e l’altra, esse fluiscono ininterrottamente tra passaggi bruschi e improvvisi. Rispetto ad Orazio, Persio utilizza vocaboli ed espressioni colloquiali, ma anche termini volgari, barbarismi, c’è un assetto linguistico molto vario nelle sue satire. A parte le varie differenze tra i due, Persio riprende in molte cose Orazio anche se con variazioni per ottenere nuovi effetti, come per esempio quest’ultimo parla di nodosa cheragra “gotta nodosa”, Persio parla di lapidosa cheragra. Persio sorprende il lettore accostando parole con un senso reale, a parole con un senso figurativo, ancora una volta riprende Orazio, questo scrive “callida iunctura” mentre Persio scrive “iunctura acris”. Dunque lo stile è complesso, e molto personale, utilizza il linguaggio comune, ma allo stesso tempo accosta termini inusuali.

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