Ominide 847 punti

PERSIO:

nasce a Volterra nel 34 d.C. e morì nella sua villa nei pressi di Roma nel 62. Di ricca famiglia equestre, studiò a Roma e fu allievo di Anneo Cornuto. Condusse una vita ritirata dedita agli studi e all’otium e alla sua morte (prematura) Cornuto curò la pubblicazione postuma delle Satire.

SATIRE: l’opera comprende 6 satire per un totale di circa 650 esametri sulla scia letteraria di Orazio.
SATIRA I: (Polemica contro la poesia contemporanea) conduce un’aspra requisitoria contro la cultura contemporanea, sulla vanagloria dei poeti moderni e sull’inattendibilità dei loro scritti dettati dalla convenienza. Viene anche denigrata la moda delle recitationes (pubbliche letture di poesie) risultate prive di qualsiasi consistenza morale. Secondo Persio lo stile elaborato non basta in assenza di contenuti e l’abilità dello scrittore non compensa la vacuità o l’immoralità degli argomenti. Insiste dunque sulla tendenza ad una raffinatezza fine a se stessa ,vuota di contenuti e intrinsecamente immorale.

E’ proprio per questo che ci tiene ad affermare che la sua satira si rifà alla tradizione più antica romana che trova le sue radici in Lucilio e a porre la sua satira sotto il segno del VERUM(scelta di una tematica quotidiana)
SATIRA V: Persio descrive la sua poesia e fa intervenire Anneo cornuto (tu usi il parlare della gente in toga..).
Affermando di volere seguire il “parlare della gente in toga” enuncia anche la scelta di adeguarsi ad un livello linguistico del sermo (come lucilio e Orazio). Utilizza un “sermo medicum” (misurato) ma comunque “teres”(ben fornito) e indica il suo procedere nella IUNCTURA ACRIS, la tendenza ad associale le parole in modo sorprendente e ardito. Tuttavia si rifà alla “rozzezza” primitiva dei romani in modo che la forma non abbia uno scopo fine a se stesso, ma sia subordinato ai contenuti.

La realtà è costituita dai mores (in questo senso verum) e essi sono presi in considerazione non in generale ma in quanto corrotti,malati. Il suo compito è dunque quello di curare come un medico i costumi corrotti “malati” e suo strumento principale è l’ingenuus ludus (scherzo non volgare) che permetta di colpire il vizio .
Il programma che Persio intende seguire è quello di una poesia che abbracci forma e contenuto e che faccia propria la tradizione di satira elaborata da Orazio.
Persio ha comunque un fine didascalico ed etico. Condanna gli atteggiamenti negativi nella speranza di poterli correggere.
SATIRA II: ricolta all’amico Macrino svolge il luogo comune dell’importanza del culto agli dei.

SATIRA III: si apre con la visione di una mattinata passata a dormire e rivendica l’importanza per i giovani di affidarsi all’insegnamento stoico. La seconda parte svolge il tema delle malattie dello spirito e il topos della corruzione come morbo morale.
SATIRA IV: svolge il luogo comune del consoci te stesso e va contro la presunzione di Seneca dicendo che tutti sono pronti a criticare gli altri ma non si interrogano mai su se stessi.
SATIRA V: dedicata ad Anneo Cornuto si apre con un importante sezione letteraria e poi passa ad una profonda gratitudine nei confronti dell’amico. Inoltre chiarisce l’idea di Libertas e stoicamente la fa coincidere nel vivere secondo ragione (l’unico veramente libero è il saggio).
SATIRA VI: epistola diretta all’amico poeta Cesio Basso e tratta il tema della metriotes il senso della misura applicato alle ricchezze (l’avarizia).
L’impianto linguistico si mostra aderente al sermo oraziano con una maggiore apertura verso vocaboli colloquiali e volgari,grecismi e arcaismi. E’ infatti tipico di Persio utilizzare i vocaboli per poter stupire e ottenere effetti insoliti.
Il procedimento principale è la Iunctura acris una reinterpretazione della callida iunctura oraziana: la iunctura non più callida (pura) ma acri(acuta) capace di sorprendere ,scuotere e colpire.

Hai bisogno di aiuto in L'età imperiale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email