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Persio - Le Saturae


Le Saturae sono sei componimenti in esametri, ai quali sono premessi 14 coliambi. Nei Choliambi, il poeta dichiara l’intento di voler educare moralmente i suoi lettori, ed esibisce un tono e un atteggiamento vistosamente polemici. Persio disprezza la scadente produzione poetica del suo tempo. A questo tipo di poesia Persio contrappone la propria satira, tesa a condannare ogni vizio e a privilegiare tematiche vicine alla vita reale.
La prima satira è la sola di argomento letterario. In essa, Persio critica la produzione letteraria del suo tempo, ormai vuota di contenuti e di valori morali. A essa Persio contrappone i propri versi, che trattano di cose concrete e sono rivolti a un pubblico moralmente corretto.
La seconda satira è realizzata in forma di epistola indirizzata all’amico Plozio Macrino in occasione del suo compleanno. In essa Persio affronta il problema, caro alla filosofia stoica, del rapporto fra l’uomo e la divinità e del modo di rivolgersi agli dèi. Persio critica le preghiere empie e i voti stolti perché gli dèi apprezzano solo l’onestà e la purezza d’animo.
La terza satira costituisce un’esortazione alla filosofia. Essa si apre con una scena in cui un giovane viene rimproverato di non impegnarsi nello studio. Il giovane non pensa che “l’argilla debba essere plasmata quando ancora è umida e molle”, cioè non ritiene che un ragazzo debba essere istruito quando è ancora giovane. Il poeta, dopo aver ricordato la sua personale esperienza di pigrizia fanciullesca, rivolge all giovane ulteriori rimproveri e, rivolgendosi più ampiamente a tutti i ragazzi, li esorta a istruirsi e a imparare la causa delle cose. L’ozio, infatti, è inutile e infruttuoso.
La quarta satira, divisa in due parti, è incentrata sul “conosci te stesso”. Essa si apre con una discussione tra Socrate e Alcibiade, al quale il filosofo greco rimprovera l’intento di volersi dedicare alla politica senza possederne i requisiti adatti e puntando, invece, sulla gradevolezza dell’aspetto fisico. Infatti, dice Socrate, Alcibiade ha il rigore morale di una cenciosa venditrice ambulante (allusione alla prostituzione). Nella seconda parte della satira, Persio condanna coloro che biasimano i difetti altrui senza rendersi conto dei propri, e critica, poi, tutti coloro che si mostrano diversi da ciò che sono realmente. La satira si conclude con l’invito a rientrare in se stessi per correggere i propri difetti.
La quinta satira è dedicata ad Anneo Cornuto, che nel componimento ha ruolo di interlocutore, e si svolge in forma di epistola a lui indirizzata. In questa satira, Persio elogia il maestro Anneo Cornuto e la filosofia stoica, l’unica che può assicurare agli uomini la vera libertà. La libertà è propria del sapiente, in quanto egli non è schiavo dei vizi e sa distinguere il vero dal falso: tutto l’opposto degli uomini stolti.
La sesta satira ha la forma di un’epistola indirizzata a Cesio Basso, il poeta lirico amico di Persio. Il tema fondamentale del componimento è quello del “giusto mezzo”, riferito in particolare all’uso della ricchezza. Persio sostiene che sia giusto essere generosi, ma senza eccessi, altrimenti l’erede della nostra ricchezza, al momento della nostra morte, potrebbe non compiere i giusti riti funebri, nel timore che gli sia stato lasciato ben poco.
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