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Il corpus satirico di Persio comprende sei satire in esametri e un breve brano in coliambi. La raccolta è scarna e di difficile interpretazione a causa dello stile utilizzato, tuttavia ha goduto di una grande fortuna poiché ci offre una chiave di lettura della società dell’età imperiale.

La satira di Persio ha un fine demistificatorio: mettere in luce gli aspetti più deleteri della società romana, che era corrotta, ipocrita e lussuriosa, per suscitare il disprezzo e la ripugnanza del lettore.
Persio critica la società a lui contemporanea con toni aspri, condannando i vizi del tempo che la caratterizzano, in particolar modo l’avarizia e l’avidità, i quali costituiscono la principale causa della corruzione.
Il vizio è rappresentato nelle sue riprovevoli manifestazioni attraverso un insieme di scene tratte dalla vita quotidiana, considerazioni di carattere moralistico e brevi dialoghi.

Persio denuncia anche la poesia contemporanea, completamente priva di originalità e caratterizzata da “poeti pappagalli” il cui unico scopo era ottenere denaro e compiacere la classe politica. Persio sostiene, infatti, che lo scopo della poesia non è quello di compiacere l’imperatore ottenendo fama, ricchezza e vantaggi, bensì quello di raggiungere la libertà morale, ovvero la facoltà dell’uomo di agire con coscienza in modo indipendente dai valori comunemente approvati.

Persio utilizza uno stile ermetico e di difficile interpretazione, caratterizzato da metafore sorprendenti ed enigmatiche, allusioni oscure e un’esposizione inorganica (i temi non sono sviluppati secondo un rigoroso ordine logico, bensì scaturiscono da scene e considerazioni accostate le une alle altre, spesso senza elementi di connessione). Il linguaggio è tratto dalla vita quotidiana, ma rielaborato in modo originale attraverso accostamenti lessicali inediti.

Persio è un autore duro: sembra quasi che voglia respingere il lettore e fargli capire gli aspetti negativi della società anche solo con il suo stile aspro.
Con Persio la satira passa dall’equilibrio del classico modello oraziano a nuovi toni, caratterizzati dalla tendenza alla riprovazione moralistica.
La satira oraziana è caratterizzata da toni colloquiali e pacati ed è attraversata da una sfumatura di ironia. Il poeta è vicino al pubblico e non si erge ad un insegnante morale.
Entrambi gli autori descrivono scene tratte dalla quotidianità, tuttavia, mentre Orazio preferisce sorridere e sdrammatizzare, Persio parte dalla realtà di tutti i giorni per denigrare la società imperiale.

Persio utilizza il tono aspro di un maestro che cerca di indirizzare i suoi alunni sulla retta via, suscitando la ripugnanza delle situazioni immorali descritte.
Dal punto di vista stilistico, lo stile oraziano è lineare; Persio, invece, utilizza un labirinto di parole.

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