Persio


Vive tra la fine del principato di Tiberio e gli anni centrali dell'impero di Nerone. Proviene da una famiglia etrusca imparentata con l'alta nobiltà romana. studia presso i maestri più insigni, tra cui il filosofo stoico Anneo Cornuto, alla cui scuola fu compagno di Lucano.

Le Satire di Persio


Persio compose sei satire scritte in esametri. L’esametro fu scelto da Lucilio per la satira in quanto metro più raffinato.


Ci lascia Inoltre un gruppo di versi coliambi che fungevano probabilmente da prologo. il coliambo è un metro giambico che veniva usato come metro della commedia antica, dell'invettiva e della satira.

La caratteristica principale della satira di Persio è l’intransigenza morale. egli giudica il comportamento della società romana, e in particolare della classe dirigente, in base al metro dei valori stoici.


È forte il disgusto per la situazione morale del proprio tempo ma a questa realtà deplorevole il poeta non riesce a porre rimedio: è per questo che si ha una prevalenza della parte “destruens” a discapito della parte “construens”.


Difatti Persio era totalmente estraneo alle preoccupazioni materiali: la sua denuncia rimane quindi sul piano letterario ma avverte comunque il disagio di vivere in una società corrotta di cui il sarcasmo rappresenta uno sfogo fisiologico.

Coliambi


Nei Coliambi Persio si presenta come un poeta diverso da quelli tradizionali e contemporaneamente da quelli Suoi contemporanei. non è un poeta elevato come erano Esiodo e Callimaco, non ha ricevuto l’investitura poetica da parte di una divinità. non si aggrega neppure alla massa dei poeti contemporanei che riproducono un'arte su commissione, spinti dal desiderio di fama e gloria (metafora del pappagallo e della gazza). è un poeta “semipaganus” (da “pagus” villaggio), un poeta che appare rozzo ma che è capace di scrivere alta poesia.


Utilizza un tono solenne e particolare; numerosi sono gli sfoggi di erudizione mitologica e lo stile è caratterizzato dalla cosiddetta ”acris iunctura”, accostamento di termini stridenti volto alla fustigazione e all'invettiva.

Satira I


L'argomento della satira è l’invettiva contro l’arte vuota nei contenuti. in quel periodo erano particolarmente diffuse a Roma le cosiddette “declamationes”, ovvero dissertazioni sugli argomenti più disparati.


Il mezzo della critica è un dialogo fittizio (poeta-interlocutore) che esprime la corruzione della letteratura già denunciata da Petronio nel Satyricon. I più amano la letteratura frivola e povera nei contenuti, nessuno sarebbe disposto a leggere una poesia come quella di Persio che veniva considerata una vera vergogna.


La letteratura è in una crisi profonda: fare letteratura era diventato sfoggio di bravura tecnica,tutti erano impegnati a scrivere grandi capolavori che tuttavia non costituivano nessuna utilità morale. la poesia di Persio è invece diversa, più breve ma densa di significato: il poeta in quest'ottica assume il ruolo di guida morale della società.

Satira II


Argomento della seconda satira è la religiosità romana. Viene scritta in occasione del compleanno dell'amico Macrino, un amico sincero che non sfrutta la preghiera agli dei per favore personali. Questa figura costituisce l'antitesi della personalità romana.

La religiosità è solamente una maschera esteriore: La società pensa solamente ai propri interessi, come il denaro.

Satira III


L'argomento della terza satira è la cattiva educazione. L'autore apostrofa un giovane ragazzo, lo richiama per aver passato la notte abbandonandosi ai vizi dell’alcol. questi, reduce dalla notte prima, presenta un grave malanno e gli viene prescritto il riposo. Tuttavia egli ricade subito nel vizio. condurre una vita del genere porta alla rovina dell’anima e del corpo.


La parte “costruens” è costruita secondo la filosofia stoica: conoscere la filosofia in modo da riconoscere i veri valori della vita e non provare invidia per coloro che vivono nell’eccesso. è tuttavia, questo, un discorso elitario, che non riguarda chi non è interessato alla filosofia, come le classi sociali basse.


La Satira certamente offrì ispirazione a Giuseppe Parini nella composizione del “Giorno” e nel ritratto della figura del “giovin signore”.

Hai bisogno di aiuto in L'età imperiale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email