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Lucano


Vita


Nato a Cordoba nel 39 d.C. si trasferisce a Roma, come lo zio Seneca, in giovane età. Qui avvenne la sua formazione sotto il maestro stoico Anneo Cornuto e stringe amicizia con Persio, fanatico dello stoicismo. Entra poi come intellettuale alla corte di Nerone, per cui compose e recito le laudes, con cui è in stretta amicizia. Nonostante ciò cade presto in disgrazia, probabilmente o per gelosia letteraria da parte dell'imperatore o a causa del carattere anti-tirannico della Pharsalia che stava diventando troppo evidente.
Scoperta la sua adesione alla congiura di Pisone riceve, a meno di 26 anni, l'ordine di darsi la morte.

Lo stile, il lessico e la sintassi. Il poema epico lucaneo costituisce una sintesi fra lo stile argenteo dell’epoca e la personalità oscura del poeta In conformità con i suoi tempi, infatti, Lucano presenta uno stile molto anacolutico e manierista caratterizzato dalla continua spinta al phatos e al sublime in un trionfo quasi eccessivo di concettosità e dal ritmo narrativo incalzante dato dai periodi che si susseguono in modo concitato e nervoso grazie al frequente uso di enjambement con cui la sintassi sembra voler sconfinare dai vincoli dello schema attribuendo così grande tensione espressiva al verso. Lo stile lucaneo è caratterizzato inoltre dall’abbondante frequenza di apostrofi e interventi personali del poeta che commenta in prima persona gli eventi da lui stesso narrati, sottolineando così la forte passione ideologica, che alimenta quindi la tensione espressiva, che si insinua prepotentemente anche nelle sue opere conferendo loro uno stile che non è solo frutto del gusto del tempo ma è anche fortemente improntato alla personalità dello stesso autore e che conferisce loro l’andamento contratto e rigoroso tipico dell’asianesimo. Il riversarsi di un’ideologia di tale fervore comporta però una profonda inadeguatezza alla forma epica tradizionale che, con il linguaggio complesso, lo stile grande e solenne e le coloriture arcaiche era atto ad esaltare il potere. Alla luce di questa distanza dall’epos classico l’ideologia, che denuncia la crisi della sua cultura, diventa un mezzo per cercarvi rimedio linguisticamente attraverso sententiae costruiti ad effetto o antitesi freddamente intellettualistiche che riducono l’epica alla retorica; tuttavia in Lucano la retorica non è artificiosità fine a sé stessa bensì stile che permette di ritrovare l’autenticità e di non tradire il messaggio ideologico proposto.

La poetica


La Pharsalia, che mostra una visione della storia a tinte fosche e senza possibilità di possibilità di redenzione, è attraversata da profondo pessimismo che, con il progredire del romanzo, va intensificandosi. La fase iniziale è infatti caratterizzata dalla condivisione di speranze e politiche e sociali dovuta all’avvento al potere di Nerone, sotto il quale sempre possibile sperare in una compensazione per le terribili conseguenze della guerre civili; a Nerone vengono quindi attribuiti tratti augustei, evidenti nell’elogio di Nerone nella ripresa dei motivi di glorificazione del principi virgiliani e nella riprese delle parole con cui designato Augusto come l’imperatore sotto colui si sarebbe avuta una nuova età dell’oro profetizzata da Giove, nonostante per Lucano Nerone rappresenti il un Augusto migliore del primo e il vero destinatario delle promesse di Giove. Tuttavia l’elogio di Nerone stona con il forte pessimismo che caratterizza l’ultima parte dell’opera e che giunge ad una concezione della storia come crollo e dell’inarrestabile decadenza di Roma; nonostante secondo alcuni tale connotazione disillusa sia da interpretare come una mancata sincerità nell’elogio, nelle cui tensioni espressive e nello stile studiatamente barocco sarebbe già presente una critica e un’ironia sottointesa nei confronti dell’imperatore, secondo l’ipotesi più accreditata si tratterebbe di una maturazione pessimistica del poeta stesso, probabilmente spinta dalla cadute delle illusioni e delle aspettative riposte nel nuovo imperatore. L’evoluzione lucanea può quindi essere facilmente paragonata all’evoluzione che si registra in Seneca: i primi tre libri presentano infatti numerose analogie con i primi libri del De clementia, dove la conciliazione fra libertà e principato è ancora ritenuta possibile, mentre gli ultimi, in entrambi gli autori, rispecchierebbero la disillusione e l’assunzione della consapevolezza dell’impossibilità di quanto precedentemente sperato. Un cambiamento di giudizio si verifica anche nel caso di Pompeo e di Cesare, prima descritti obbiettivamente e da una certa distanza e poi posti su piani diametralmente opposti: Cesare diverrà infatti il personaggio su cui l’odio dell’autore verrà riversato mentre comincerà a parteggiare per Pompeo che, come previsto già nella struttura dell’opera, andrà progressivamente incontro alla conquista della saggezza.

Le opere. L'opera principale è costituita dal poema epico Pharsalia o Bellum civile e una serie di opere minore principalmente precedenti fra cui un Iliacon, ossia dei versi sulla guerra di Troia, un Catachthonion, un carme sulla discesa negli Inferi, la Medea, una tragedia incompiuta, i Saturnalia, dieci libri di Silvae, una raccolta di poesie, Laudes Neronis, scritte e recitate in onore di Nerone nate dalla reciproca stima fra i due.
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