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Il proemio del Bellum civile è eccezionalmente ampio, circa 182 versi , ed è molto articolato. Ai primi sette, che contengono l’esposizione dell’argomento , fanno seguire un’apostrofe di biasimo ai cittadini romani, l’elogio di Nerone e infine l’analisi delle cause della guerra. Il carattere anti-epico dell’opera di Lucano emerge fin dai primi versi, in cui all’immagine della guerra si legano immediatamente quella di una legge costruita sul delitto e quella di un popolo che registra una vittoria colpendo se stesso. Il conflitto infatti non è soltanto civile, ma coinvolge dei consanguinei poiché i due contendenti sono legati da vincoli di parentela ( Pompeo aveva sposato Giulia, figlia di Cesare). Con indignazione Lucano si rivolge quindi ai cittadini romani, deprecando l’erroneità dell’obbiettivo: il sangue versato dopo la rottura del primo triumvirato avrebbe potuto trovare una giustificazione nella conquista di territori lontani, non nel quadro di desolazione delle ferite inferte a Roma dalla guerra fratricida. Niente di più lontano perciò dal proemio dell’Eneide.

“Bella per Emathios plus quam civilia campos
iusque datum sceleri canimus, populumque potentem
in sua victrici conversum viscera dextra
cognatasque acies, et rupto foedere regni
certatum totis concussi viribus orbis
in commune nefas, infestisque obvia signis
signa, pares aquilas et pila minantia pilis.
quis furor, o cives, quae tanta licentia ferri
gentibus invisis Latium praebere cruorem?”

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