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Apuleio

Egli vedeva la cultura come strumento di liberazione dall’ignoranza. Egli si recò nei paesi orientali e venne iniziato ai miti di Iside. Ospitato da un amico, egli ne sposò la madre ma dopo la morte di quest’ultima morì e il figlio minore accusò Apuleio di aver sedotto la madre per motivi economici grazie alle sue arti magiche. In un passo del libro “Florida”, Apuleio sostiene di aver scritto moltissimo su disparati argomenti.
Apuleio ebbe una notevole formazione filosofica che lo indusse ad approfondire la filosofia sofistica e naturalistica. Di Da tale formazione derivano diverse produzioni letterarie. Il De Mundo, da un trattato di Aristotele, non è una semplice trasposizione, ma una rielaborazione soggettiva tratta dal modello di Aristotele, con cui APuleio entra quasi in competizione. L’opera può essere suddivisa in due parti: nella prima l’autore parla di cosmologia e nella seconda di teologia. Egli crede che l’io sia la forza che induca l’uomo a restare nell’universo.
Un’altra opera importante di Apuleio è il De Temule Socratis. Il testo parla di una conferenza tenuta da Apuleio. In esso, l’autore affronta in maniera approfondita l’immagine di un universo scisso e gerrchizzato, popolato da potenti demoni che riempiono lo spazio tra la parte bassa e la parte alta della terra e presiedono i rapporti tra uomini e divinità.

Le metamorfosi

Il termine metamorfosi vuol dire “cambiamento”. Quest’opera era già nota sin dall’antichità con il nome “asino d’oro” poiché in essa avviene la trasformazione del protagonista Lucio in un asino. In essa sono molto chiari alcuni riferimenti alla magia e ai miti egiziani riguardanti Iside. L’opera non può essere definita un romanzo; si tratta perlopiù di una favola di origine ellenistica. L’autore si rifà da Luciano di Samosata, il quale a sua volta trae spunto dalla riduzione letteraria di Fauzio. Sembra che l’opera possa essere un riassunto di un’opera greca. La sua matrice fu trattata da un critico, …, il quale ne derivò l’origine radicata sugli scritti di Luciano di Samosata. Inoltre, l’undicesimo libro, mostra una fisionomia particolare, costituendo la chiave di lettura di tutto il romanzo. La struttura dell’opera è molto complessa. Essa contiene diverse digressioni e numerosi fili narrativi intrecciati (come nell’Orlando Furioso), come ad esempio le “fabule di Lesi”. Il racconto che lega tutti gli intrecci (la cornice) è quello che ha come protagonista Lucio. Egli, nel tentativo di iniziarsi ai misteri della magia, cerca di farsi rivelare i segreti della magia dalla maga Sifide, la quale si trasforma davanti a lui in gufo. Egli cerca di emulare il suo gesto ma, sbagliando formula, si trasforma in asino (come Enzo). Attraverso l’aspetto animalesco, Lucio giunge a numerose constatazioni e diverse avventure che richiamano sia il mito di Circe in “Ulisse”, che riferimenti ad Andreuccio da Perugia. Infine, manche psiche, dopo aver commesso lo sbaglio di guardare il suo amore, riesce a sposare Amore. Psiche è il simbolo dell’anima che, presa dalla curiosità di vedere ciò che non dovrebbe osservare, perde il suo stato di felicità. Dopo una serie di sofferenze, Psiche recupera il proprio paradiso perduto. Sorge dunque un parallelismo tra la condizione di Psiche e quella di Lucio il quale, nel tentativo di soddisfare le proprie curiosità sulla magia, viene erroneamente trasformato in asino ed è costretto a vivere numerose disavventure. Entrambi i personaggi vivono una sorte di catarsi, un percorso che li condurrà verso la purificazione. Diventato nuovamente uomo, Lucio si fa iniziare ai miti di Iside e ai misteri da cui esso è avvolto.

Il pubblico a cui l’autore si rivolge è eterogeneo: si tratta sia di un velo colto, capace di oltrepassare il velo dell’allegoria e di cogliere il reale significato dell’opera, sia di un pubblico meno colto e meno dotto.

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