Egloga IV

L'Egloga IV è una delle più rappresentative dell'intero mondo poetico virgiliano.
In essa è cantato dal poeta uno dei temi più tipici della poesia classica: quello dell'età dell'oro.
Il titolo dato a questa Egloga dagli studiosi moderni è quella di "secol che si rinnova", richiamando alcuni versi del Canto XXII del Purgatorio: qui, Dante, in un clima di grande commozione, parla del poeta latino Stazio che, rivolgendosi a Virgilio, lo ringrazia non solo per aver destato in lui l'amore per la poesia ma soprattutto perché, per primo, lo indirizzò alla fede cristiana, liberandolo dall'errore del paganesimo (celebre la conclusione di Stazio "per te poeta fui, per te cristiano". Nello stesso canto Dante riporta alcuni riferimenti a questa egloga legata anche al secol che si rinnova: "secol che si rinnova, torna giustizia e primo tempo umano e progenie scende da ciel nova". Questi versi fanno riferimento al secolo d'oro iniziato con la pax augustea e l'arrivo di un "puer" che verrà identificato con la figura di Cristo: ciò spiega la credenza, nel Medioevo, di un Virgilio profeta ante-litteram.

L'egloga si può schematizzare in quattro parti: la prima riguarda l'invocazione alle Muse siciliane per sottolineare che è giunto il momento, nel lavoro poetico, di mettere da parte le umili cose per lasciare spazio ad argomenti più impegnativi che siano degni di essere uditi dal console Asinio Pollione. È nato un nuovo secolo che riporta i vari regni di cui il primo sarà quello di Saturno, corrispondente all'età dell'oro.
La seconda parte riguarda i versi 4-17 dove si parla di un puer la cui presenza s'intreccia con la nuova età.
Nella terza parte (versi 18-45) vengono descritti gli eventi prodigiosi che avvengono in questo periodo attraverso l'utilizzo di alcuni adynaton (ad esempio le mucche che si mungono da sole, le messi che nascono senza l'intervento dell'aratura dell'uomo).
La quarta parte (versi 46-63) presenta l'invito al puer a guidare il corso della storia e l'augurio che il poeta rivolge a se stesso, ovvero, di poter vivere tanto a lungo da cantare le sue azioni.

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