Ominide 2892 punti

Prima Bucolica di Virgilio

L'esproprio colpì anche Virgilio che in un primo momento riuscì anche ad evitarlo, ma in seguito perse i beni di famiglia. Lo sfondo dell'egloga non è sereno e lo dimostrano segni espliciti dei versi 11 e 12 e i versi 70-72 riguardo alle guerre civili. Quindi, sia Titiro sia Melibeo rappresentano allegoricamente 2 momenti diversi della vita di Virgilio. Il giovane deus che lo salva è probabilmente Ottaviano. Non è corretto andare alla ricerca di riferimenti autobiografici minuti perché poesia e realtà sono fuse armoniosamente, esattamente come nella dimensione bucolica non ci sono confini tra mondo umano, animale e vegetale. Quindi, è un mondo in cui la felicità o l'infelicità dei pastori si identifica con quella delle loro greggi, è un mondo in cui è evidente la dipendenza dagli idilli di Teocrito perché la prima egloga è ricca di allusioni alla tradizione letteraria, alla cultura filosofica, alla realtà contemporanea. La dipendenza da Teocrito è evidente nell'immagine iniziale del pastore seduto all'ombra di un albero, nei nomi delle donne amate dai protagonisti: Galatea e Amarillide. I riferimenti alla cultura filosofica sono da inserire nell'ambito di questo discorso: nell'egloga emerge l'ispirazione ad una felicità che consiste negli otia e in una vita appartata e nel godimento di piccole cose materiali come i frutti dell'agricoltura e della pastorizia e spirituali come l'amicizia, l'amore e il canto bucolico. Quello che emerge nella conversazione tra Titiro e Melibeo sembra un rimando alla filosofia epicurea che Virgilio aveva appreso a Napoli alla scuola del maestro Sirone. È un canto amebeo, cioè, in cui c'è uno scambio di battute; anche i nomi dei due pastori sono di derivazione teocritea che equivale a satiros. Melibeo è un altro nome di origine greca, Galatea è il nome della dea, Amarillide deriva dal greco e vuol dire "colei che abbaglia". Compare al verso 32 il termine peculium: è il risparmio che potevano fare gli schiavi per comprare dal proprio padrone la libertà e riscattarsi. Amarillide lascia i frutti perché o li lascia per lui o perché era troppo triste per raccoglierli. Pini, fonti, arbusti invocano gli dei (umanizzazione della natura). A Titiro non restava che andare a Roma e cercare l'aiuto di potenti. È probabile che Titiro faccia parte di una categoria di lavoratori detti pueri (ragazzi)

v45. v46 Fortunatae senex sottolinea la differenza tra il suo destino e quello di Titiro. Il pastore che suona all'ombra è una tipica immagine della poesia pastorale. Api iblee sono un topos letterario: sono dei monti iblei che sono noti per il miele prodotto. È una classica visione malinconica della natura (l'egloga finisce con un tramonto dove tutti tornano a casa, ma Melibeo deve lasciare i suoi territori).

Hai bisogno di aiuto in L'era Augustea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Come fare una tesina: esempio di tesina di Maturità