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La prima bucolica è costruita attorno al contrasto tra due pastori:
Melibeo e Titiro. Il primo è nettamente più malinconico del secondo che ha una personalità tranquilla e serena. Il dialogo tra i due si apre con Melibeo che ammonisce Titiro, il quale, incurante del suo lavoro, siede sotto un albero a suonare il flauto.

La tranquillità di Titiro è giustificata dallo stesso pastore che rivela la presenza di un personaggio paragonato a un Dio che ha portato la pace. In questa occasione è evidente come Virgilio sia un cantore dell'impero, infatti elogia l'efficienza della pax augustea, in quest'epoca di splendore l'arte, simboleggiata dal flauto, è libera di esprimersi.

Melibeo non invidia l'amico, ma è meravigliato dalla sua serenità, infatti rimane sbalordito nell'osservare la pace presente nella campagna. L'intervento di un amico ha permesso a Titiro di mantenere le sue proprietà, mentre Melibeo è stato costretto ad abbandonare le sue campagne. Celebre è il lamento di quest'ultimo che, rivolgendosi alle sue caprette, le invita a scappare, perché d'ora in poi lui non può più essere il loro pastore.

Melibeo e Titiro rappresentano perfettamente le due parti politiche di quel periodo: il primo è un cittadino costretto a scappare a causa della guerra civile, mentre il secondo appartiene all'età dell'oro.
La malinconia di Melibeo è resa più evidente da Virgilio che usa il termine "dulcia" per definire i campi, questi sono gli unici che il pastore conosce e, pertanto, sono la sua casa, che gli è stata tolta a causa della guerra.

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