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L'Eneide


L’Eneide è una delle opere più importanti di tutta la latinità su cui poi si fonderà il Medioevo cristiano e a cui anche Dante si rifarà.
Con la stesura dell’Eneide Virgilio voleva celebrare la grandezza di Roma, rifondarne le origini e celebrare, allo stesso tempo, la grandezza di Augusto (Augusto, infatti, era l’ultimo discendente di Enea, eroe protagonista dell’opera). Quando Virglio si sente male mentre sta tornando dalla Grecia, sentendosi morire, chiede ad Ottaviano di distruggere l’Eneide poiché era incompleta (presentava, infatti, dei “Tibicines”, ovvero dei versi più brevi che non erano esametri), ma Augusto decise di non accontentare le richieste del poeta.
Enea è celebrato come quell’eroe che ha grandi valori, come quello della pietas, ed è il primo eroe a non essere esaltato come eroe troiano ma come eroe romano. “Enea” è un nome quasi del tutto oscuro all’epica greca: Omero lo utilizza pochissimo ed è uno dei tanti principi che Virgilio riprende.
L’Eneide è considerata un’opera a metà tra l’Iliade e l’Odissea, in quanto Enea attraversa sia una fase di guerra (gli ultimi sei libri) sia una fase di viaggio (i primi sei libri). A differenza di questi due grandi poemi, però, nell’Eneide non si ha l’uso di epiteti formulari (ovvero degli aggettivi che si abbinavano sempre al personaggio per ricordarlo meglio; era cioè un supporto per chi raccontava la storia, come un ritornello).
Dal titolo “Eneide” si capisce che l’opera è incentrata su un unico personaggio, ovvero Enea. Egli è dotato sia di un’umanità profonda (come Ulisse) che di grandi doti guerriere (come Achille) ed è per questo un grande eroe.
La struttura dell’Eneide è sintetica, Virgilio riprende metà dell’Odissea (dodici libri) e metà dell’Iliade (dodici libri), producendo dodici libri. In mezzo a questi dodici libri troviamo il libro della Catabasi, cioè il libro della discesa di Enea nel mondo degli Inferi (Ade, il mondo dei morti che comprendeva il Tartaro e i Monti Elisi). Qui Enea ritrova suo padre che era morto durante la traversata in mare, Anchise, dal quale consoce il futuro.
Tutta l’opera è caratterizzata da un senso positivistico del Fato ed Enea è consapevole della presenza del Fato, il quale gli impone la perdita della moglie affinché egli potesse unirsi a Lavinia ed è sempre il Fato a causare la tempesta che porterà la nave di Enea sulle coste dell’Africa dove incontrerà Didone. Il senso del Fato rende, cioè, Enea consapevole della sua missione salvifica. Enea, sbarcato sulle coste del Lazio, trova come alleato Evandro: per la prima volta greci e troiani si alleano per combattere contro Turno. Roma nasce proprio da questa alleanza.
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