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-Nato probabilmente prima del 50 a.C. (forse vicino Roma) e morto tra il 19-18 a.C. Appartiene al ceto equestre e entra a far parte del circolo di Messalla Corvino.

-Corpus Tibullianum: raccolta di poesie in distici elegiaci (tranne una) in tre libri. Alcune hanno autenticità dubbia. Scritto tra il 30 e il 20 a.C.

-Libro I: 10 elegie (5 per Delia, 3 per Màrato e due che non svolgono temi erotici). È l’unico poeta elegiaco a trattare di poesia pederotica. Influsso della poesia callimachea, epigramma greco e poesie di Properzio. Nella prima e nella terza affronta il problema della scelta di vita, che deve essere “povera”, no politica, dedicata all’amore, no guerra; rimpianto dell’“Età dell’oro”.

-Libro II: 6 carmi. Nel primo descrizione degli Ambarvalia, elogio vita agreste. Il secondo è rivolto all’amico Cornuto per il suo compleanno. La quinta è scritta per l’entrata in un collegio sacerdotale di Messalino, figlio di Messalla. Le altre tre poesie sono dedicate a Nèmesi, all’amore fonte di inquietudine e sofferenza, sviluppando il tema del servitium amoris, in cui Tibullo è schiavo per amore.

-Libro III: 20 componimenti di cui solo gli ultimi due sono considerati tibulliani, e parlano dell’amore per una puella infedele di cui non si sa il nome. Le prime sei sono scritte da un certo Lìgdamo, che probabilmente è il giovane Ovidio.

-Caratteri: Presenza di caratteri convenzionali, influssi poesia callimachea e epigramma ellenistico, punti di contatto con Properzio. Servitium Amoris, infedeltà della Domina, gelosia, contrapposizione tra amore e ricchezza, rifiuto della vita militare, morte confortata dall’amata (tutti temi comuni a Tibullo e Properzio e ripresi da Ovidio).

I testi sembrano completamente autobiografici ma ovviamente non del tutto, sarebbe sbagliato identificare totalmente l’autore con l’io lirico. Quello per Delia è un amore dolce e tenero, invece quello per Nèmesi (che in greco vuol dire vendetta) presenta i tratti della domina capricciosa e avida. La campagna, come in Virgilio, è vista come un luogo di evasione, rifugio che allontana dai vizi, dalla corruzione e dalla violenza, dalla politica e dalla guerra. Come tutti i Romani invoca le divinità, nel I libro, ad esempio, invoca Priapo, dio della fecondità.

-Stile: Struttura compositiva “aperta” (basata sulla successione di temi diversi), spesso monologo interiore o dialoghi immaginari. Lo stile è semplice, elegante e limpido, il tono è misurato e medio.

Assenza del mito.

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