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Heroides, Didone ed Enea


Il modello di riferimento più autorevole per Ovidio è sicuramente il quarto libro dell'Eneide, uno dei libri che, insieme al sesto, è più conosciuto e commentato per gli importanti e innovativi temi che in essi affronta la poetica virgiliana. Qui si svolge la drammatica fine di Didone, sconvolta dal dolore per l'abbandono di Enea, a cui giura eterno rancore. Enea, eroe moderno, deve soddisfare gli imperscrutabili disegni del destino e suo malgrado è costretto ad abbandonare la donna, senza addurre motivazioni.
Quando, nel sesto libro, Enea scende negli inferi, avviene l'incontro con la regina, lei volge lontano il suo sguardo, offese e ferita ancora dopo la morte.
La caratteristica fondamentale della poetica di Ovidio, che si mostra particolarmente in questo brano, è la sperimentazione di nuove forme di linguaggio e di contenuto. Ovidio, nella narrazione del mito, si pone come innovatore, e nuove sono le argomentazioni di Didone così come, sopratutto, è inedito il modo con cui la donna tratta Enea, oltre che la presentazione dell'eroe.

Il sentimento della pietas, la pensosità dell'eroe virgiliano e la sua obbedienza al fato, che lo costrinse al misfatto nei confronti della regina, viene completamente cancellato da Ovidio. Il personaggio di Enea ovidiano è sostanzialmente traditore, per cui tra i lamenti di Didone si trova l'accusa di aver abbandonato anche sua moglie Creusa. Ovidio, sul tragico virgiliano, compie un intervento e lo abbassa di tono, perdendo il tratto epico ed avvicinandolo ai temi del dramma borghese.

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