Vita di Orazio

Quinto Orazio Flacco nasce a Venosa, nei pressi della Puglia, nel 65 a.C. da padre liberto arricchitosi svolgendo il lavoro di esattore delle imposte. Nonostante le umili origini il padre investe molto nell'educazione del figlio la quale avvenne prima a Roma e poi ad Atene. I suoi studi vengono interrotti dalla guerra civile che lo porta, nel 42 a.C., a combattere nella battaglia di Filippi nell'esercito di Bruto e Cassio. Nel 38 a.C. Virgilio e Vario lo presentano a Mecenate che dopo nove mesi lo accoglie nel suo circolo. Nel 30 a.C. Mecenate, divenuto suo grande amico, gli dona una villa in Sabina lontano dal caos della città. Come altri poeti del suo circolo, Orazio scrisse carmi celebrativi nei confronti di Augusto come le “Odi Romane”. Negli ultimi anni della sua vita la produzione letteraria cala fino a cessare. Muore nell'8 d.C. E viene sepolto di fianco a Mecenate morto circa due mesi prima.

Le Satire

Nascono in seguito al volere del poeta di precisare ed illustrare i caratteri contenutistici e formali del genere satirico, tipicamente romano. Orazio afferma di scrivere sermoni propiora indicando con sermo la prosa tipica del parlato comune. La satira infatti rinuncia ad un linguaggio sublime preferendo un linguaggio adeguato ai temi trattati. La varietà di temi trattati nelle satire porta alla distinzione fra satira narrativa e discorsiva. La prima mira principalmente ad intrattenere il lettore con degli aneddoti mentre la seconda è un complesso di idee, argomentazioni e riflessioni attuate con un interlocutore fittizio. Le Satire di Orazio sono divise in due libri, uno contenente dieci satire e l'altro otto. La prima satira è discorsiva e tratta dell'incontentabilità umana dovuta spesso all'avidità di denaro. La terza è discorsiva e tratta dell'imperfezione umana che, una volta compresa, ci deve portare a sopportare i difetti degli amici. La quinta è narrativa e narra di un viaggio a Brindisi compiuto da Orazio nel 37 a.C. in compagnia di Mecenate e Virgilio.
Dalle satire di Orazio, specialmente le discorsive, si coglie chiaramente la sua adesione ai dettami dell'epicureismo; tuttavia, alla base delle Satire stanno i due concetti di Metriòtes e Autàrkeia: il primo sta ad indicare il giusto mezzo e senso della misura mentre l'Autàrkeia è l'autosufficienza, ovvero, la capacità di limitare i propri desideri per vivere felicemente. Orazio assume non la posizione del maestro che spiega agli alunni ma piuttosto sembra ricercare la verità soprattutto per se stesso. Lo stile delle satire, come già detto, non è elevato e vengono utilizzati termini tipici della lingua parlata, la sintassi è nitida e di facile comprensione ed utilizza molti incisi. L'apparente semplicità è tuttavia frutto di un grande labor limae durante il quale viene prediletto il principio della brevitas. Orazio usa spesso la callida iunctura, ovvero, l'accostamento di due parole in modo ingegnoso e che dà alla somma dei termini un significato nuovo (aurea mediocritas).

Le Odi

Sono un'opera lirica divisa in quattro libri, dedicata a Mecenate, ispirata ai componimenti di Alceo e Pindaro; a quest'ultimo Orazio guarda come un traguardo irraggiungibile, come afferma del IV libro. Al carme si contrappongono due interpretazioni, una in cui il cigno tebano, ovvero, Pindaro, si leva alto nel cielo come sua natura e un'altra in cui l'ape del Matino, ovvero, Orazio, si limita ad un lavoro puntiglioso. Nonostante ciò Orazio riconosce il suo valore poetico definendosi più volte come poeta - vates termine arcaico che presuppone un'investitura divina. Tale protezione divina si manifesta a volte con episodi fortunati, altre volte come ispirazione poetica. Le Odi presentano una grande varietà di temi tra cui il tema religioso riscontrabile nella grande quantità di preghiere e inni a volte rivolti anche ad oggetti insoliti come la lira o un'anfora di vino. Un caso particolare è costituito dal Carmen Seculare in cui viene celebrata Roma e la sua gloria e dove viene esaltato Augusto. Molti carmi appartengono al filone erotico in cui i carmi si presentano come singoli episodi che vengono analizzati e contemplati da Orazio. Un altro filone è quello conviviale incentrato sulla tradizione greca del simposio in cui vengono descritte le varie occasioni legate al banchetto. Infine, il filone gnomico, spesso legato a quello conviviale, costituisce il centro delle Odi poiché è completamente concentrato sul tema dell'incertezza del futuro e sulla brevità della vita. All'interno dell'opera troviamo anche il filone della poesia civile in cui Orazio, autorizzato dal suo ruolo di vates, ammonisce i concittadini e li esorta. Nelle Odi appare evidente la sincera gratitudine di Orazio nei confronti di Augusto per aver ristabilito la pace ed aver permesso il suo otium letterario.

Lo stile delle odi rivela un'estesa gamma di temi che va parallelamente all'utilizzo di molti registri stilistici. Nelle Odi Orazio utilizza un lessico più elevato rispetto alle Satire; tuttavia, è raro l'uso di arcaismi e l'utilizzo di termini colloquiali. Sono molto frequenti le antitesi e gli enjambement. Inoltre, le parole vengono incastonate assieme in modo da valorizzarsi una con l'altra come abbiamo visto nell'uso della callida iunctura a volte al limite con l'ossimoro.

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