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Orazio, Carme III,13 Alla fonte Bandusia

Il motivo occasionale del carme è dato dalla festa dei Fontanalia, che si celebrava ogni anno il 13 ottobre. Alla viglia il poeta si rivolge alla fonte Bandusia del suo podere in Sabina e le promette, per l’indomani, il sacrificio di un capretto, nonché l’immortalità attraverso il suo canto.
L’ode presenta gli stessi elementi strutturali degli inni tradizionali alle divinità: l’invocazione, la promessa di un dono e l’aretalogia.
L’invocazione (vv 1-2) è rivolta alla fonte Bandusia, di cui il poeta dice che è più limpida di un cristallo. La divinità qui è costituita da un essere inanimato, cosa non rara in Orazio se si considera che in I, 32 l’invocazione è rivolta alla lire, ed in III,21 ad un’anfora.
Il dono promesso è, come abbiamo già detto, di duplice natura: quello cultuale consiste nel sacrificio di un capretto, quello “poetico” nella promessa di immortalità attraverso la poesia.

L’aretalogia mette in evidenza quelli che sono i meriti della fonte, la limpidezza (splendidior vitro), la resistenza alla canicola (nescit tangere), l’amabile frescura per gli anni stanchi ed erranti, il mormorio (loquaces) delle sue acque.

Di solito questo componimento viene interpretato come una delle espressioni più evidenti della religiosità oraziana. Si può essere senz’altro d’accordo a patto che per religiosità non si intenda la fede, acquisita o anche solamente cercata, in entità metafisiche.
La religiosità di Orazio sta nel fascino con cui guarda alle piccole cose, nell’incanto quasi magico con cui quel paesaggio gli si presenta, con la limpidezza delle acque, l’amabile frescura del luogo, il leccio che sovrasta la roccia da cui sgorga la fonte, la musica dell’acqua che scende.
E’ una religione laica, naturistica, si potrebbe dire animistica.

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