Genius 5605 punti

Metamorfosi - Narciso e Piramo e Tisbe

Narciso

Narciso è il simbolo della metamorfosi e della trasformazione; è una figura principe delle metamorfosi e pertanto è molto cara a Ovidio. Narciso non a caso è ritratto da Ovidio in una pausa dell'attività di caccia e c'è qualcosa di simbolico in questo cacciare, perché le grandi eroine del mito dedite alla caccia sono figure singole, non conoscono l'amore per l'altro sesso. Narciso ripudierà Eco, che attraverso la metamorfosi si trasforma in un grido di dolore, precede la narrazione del mito di Narciso e le due storie sono collegate.

L'introspezione psicologica è affascinante, Ovidio descrive attentamente l'atteggiamento psicologico del narcisista. Insistente è il tema delle apparenze, di una realtà ingannevole che ti conquista e che ti conduce ad un errore che sarà tragico e sarà drammatico. Il narciso è un fiore con la corolla gialla, i petali bianchissimi ed è ricurvo, piegato, caratteristiche tipiche anche del personaggio. Chi sta parlando è il narratore, un narratore onnisciente che si immedesima così tanto nella storia che sta raccontando e vive in modo così struggente la vicenda di Narciso che quasi vorrebbe fermarlo.
Narciso morirà poi di consunzione e il suo narcisismo è così incontenibile che si specchierà anche nelle acque infernali del fiume Stige. Il testo si conclude con la metamorfosi di Narciso nell'omonimo fiore.

Piramo e Tisbe

Questo testo è significativo perché utilizza la tecnica del racconto nel racconto; infatti a raccontare la metamorfosi sono le figlie del re Minia, che erano fieramente avverse a Bacco e dunque non praticavano i tipici rituali orgiastici.
Siccome Semiramide era la regina di Babilonia, questo clima delle metamorfosi è calato in un contesto esotico, orientale. Piramo e Tisbe sono vicini di casa e una piccola crepa nel muro gioca a loro favore, permettendo loro di vedersi. L'incipit di questo episodio sa di commedia, la storia è tragica e il tema della crepa nel muro è presente anche in Properzio e il tema del lamento dell'amante dinnanzi alla porta chiusa dell'amata e un topos della letteratura d'amore. In un inciso del verso 68(di che non s'accorge l'amore), il narratore interviene, un narratore onnisciente e giudicante. I due innamorati hanno un piano, vogliono fuggire nel cuore della notte; qui la fonte letteraria è Virgilio, per esempio nell'episodio di Eurialo e Niso. Piramo si uccide perché crede che la leonessa abbia ucciso Tisbe, che è nascosta che vedendo il suo amato suicida, capirà l'equivoco e si ucciderà a sua volta.

Hai bisogno di aiuto in L'era Augustea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email