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Biografia di Livio

Nasce nel 59 a Padova. Asinio Pollone gli rimprovera la sua patavinitas, cioè, padovanità. È un'allusione o a qualche forma di provincialismo stilistico oppure all'austero moralismo di chi è cresciuto in provincia, lontano dal clima corrotto della capitale. Si trasferisce a Roma dove ha qualche familiarità con Augusto che lo chiama scherzosamente "Pompeiano", quindi, con allusione alle sue simpatie per la figura di Pompeo, quindi, un'allusione alle sue simpatie filo-repubblicane. Muore a Padova nel 17.
La sua opera storiografica si intitola Ab urbe condita è un titolo convenzionale che troviamo nei codici medioevali: Livio, talvolta, la chiama Annales perché il metodo cronologico adottato è quello annalistico. Plinio il vecchio la chiama Historiae.
L'opera comprendeva 142 libri pubblicati in gruppi di decadi o di pentadi, spesso preceduti da prefazioni. È probabile che lo stesso Livio abbia letto pubblicamente alcuni passi della sua opera.

L'opera partiva dalle origini leggendarie di Roma, quindi, dal mitico arrivo di Enea e giungeva fino alla morte di Druso, fratello di Tiberio e figliastro di Augusto, avvenuta in Germania nel 9 a.C., oppure secondo altri alla sconfitta subita dal generale Varo a Teutoburgo. Secondo altri arriva fino al 14 d.C, cioè, alla morte di Augusto.
Noi possediamo la prima decade che va dalle origini fino al 293 a.C, cioè, alle guerre sannitiche.
Poi, abbiamo la terza, quarta e metà della quinta decade che coprono gli eventi dal 219-218 al 167 a.C, vanno dalla seconda guerra punica fino alla conseguenza dell'evento del 167 quando Lucio Emilio Paolo vince la Grecia.
Per il resto abbiamo o degli scarsi frammenti oppure dei riassunti che prendono il nome di "perioché" e sono dei riassunti composti tra il terzo e il quarto secolo d.C sulla base di precedenti epitomi, cioè, versioni abbreviate.

Per l'esposizione degli eventi Livio ritorna alla tradizionale struttura annalistica, propria della storiografia romana fin dalle origini, cioè, riporta i nomi dei consoli, poi, procede col narrare gli eventi anno per anno, prima i fatti di politica estera, poi i fatti di politica interna. Livio riesce a organizzare gli eventi, dilata lo spazio riservato alla narrazione degli eventi più recenti.

Si chiamano fonti primarie o dirette gli atti ufficiali, i testi di legge, gli annali dei pontefici (a Roma), i trattati. Le fonti secondarie sono le opere delle storie precedenti.
Livio non consulta fonti primarie, ma utilizza opere di storici precedenti, spesso senza nominare questi storici. Proprio per questo, spesso, usa espressioni impersonali. Per la parte arcaica si rifà agli analisti, si rifà a Valerio Anziate, Elio Tiberone, Licinio Macro oppure a storici più antichi come Fabio Pittore e Cincio Alimento. Per la terza decade si serve di Celio. Non si può escludere che si sia rifatto alle opere epiche di Nevio e Ennio per la parte arcaica. E non si può escludere che per le parti perdute si sia rifatto a Cicerone.

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