Indice

  1. Patrizi plebei e nuove classi emergenti
  2. Il sistema gentilizio: gentes e familiae
  3. Il sistema clientelare
  4. L’origine del mos maiorum
  5. Le secessioni della plebe
  6. Appio Claudio e le leggi delle XII Tavole
  7. Una nuova oligarchia patrizio-plebea

Patrizi plebei e nuove classi emergenti

La popolazione romana risulta divisa in due classi patrizi e plebei fin dall’epoca monarchica.
La tradizione fa risalire questa distinzione già all’età di Romolo:
-i ‘patrizi’ erano i discendenti dei patres nominati dal primo re;
-i ‘plebei’ (da plebs «moltitudine popolo») tutti coloro che erano esclusi dall’aristocrazia senatoria.
Ma lo sviluppo economico di Roma sotto l’impulso etrusco con la nascita delle prime forme di artigianato e commercio determinò l’emergere di nuovi ceti ricchi che reclamavano il diritto di esercitare un ruolo politico.

Il sistema gentilizio: gentes e familiae

Il sistema delle cariche statali era stato fino ad allora appannaggio esclusivo delle gentes più potenti i gruppi familiari che formavano la casta di governo.
Ogni gens comprendeva un gruppo di famiglie (familiae) discendenti da un antenato comune da cui traevano il nomen che costituiva il secondo elemento del sistema trinominale romano (che identificava Lucio Cornelio Scipione per esempio come membro della gens Cornelia).
Ogni familia era poi identificata dal cognomen posposto al nomen gentilizio (Lucio Cornelio Scipione per esempio apparteneva alla famiglia degli Scipioni).
A capo del gruppo familiare c’era:
-il pater familias che esercitava un ruolo politico e giuridico fondamentale nell’ordinamento gentilizio.
Eerano infatti i patres delle famiglie più importanti a comporre il senato.
Inoltre ogni pater familias aveva potere assoluto incluso il diritto di vita e di morte sui membri della propria famiglia.

Il sistema clientelare

L’ordinamento gentilizio prevedeva:
-l’istituto della clientela tipica espressione di una società aristocratica chiusa nella quale buona parte della popolazione era esclusa dai diritti politici.
Aveva quindi bisogno della protezione di un potente per avere riconoscimento giuridico.
Il vincolo clientelare legava un membro dell’aristocrazia (patronus) a un individuo non aristocratico (cliens) in una serie di obblighi reciproci:
-al patrono spettava l’assistenza economica e la difesa in giudizio del cliente
- mentre il cliente era tenuto a sostenere il patrono nella lotta politica a militare nell’esercito al suo seguito e anche a prestargli assistenza lavorativa.

L’origine del mos maiorum

Già a questa altezza viene a crearsi quell’insieme di consuetudini e valori morali che tramandato di generazione in generazione costituirà con il nome di mos maiorum «il costume degli antenati» il punto di riferimento della civiltà romana.
Principio cardine di questa etica popolare è il principio per cui per il cittadino romano la sfera pubblica prevale nettamente su quella privata:
-il civis deve quindi porsi al servizio dello stato intraprendendo la carriera politica e militare. Lasciare invece in secondo piano gli interessi personali.
Questo principio resterà in vigore per tutta l’età repubblicana.
Entrerà in crisi soltanto in epoca imperiale con l’accentramento del potere nelle mani di un unico individuo.

Le secessioni della plebe

I gruppi sociali esclusi dall’oligarchia (letteralmente «governo dei pochi») gentilizia diedero vita a un’aspra battaglia per i diritti giuridici e politici.
La protesta assunse la forma di due secessioni sull’Aventino e sul Monte Sacro.
Nella prima del 494 i plebei:
- si organizzarono in assemblea (i comitia tributa)
- nominarono loro rappresentanti due tribuni della plebe.
Quest’ultimi avevano come strumento politico principale il diritto di veto sulle decisioni prese dagli altri magistrati patrizi.

Appio Claudio e le leggi delle XII Tavole

Un’altra conquista del movimento plebeo fu la codificazione scritta della legge.
Dopo l’invio di una commissione in Grecia per studiare la legislazione ateniese nel 451 fu nominato un collegio di decemviri legibus scribundis .
Dieci uomini addetti a scrivere le leggi appartenenti al patriziato e dotati di imperium dittatoriale cioè di poteri pari a quelli dei consoli.
Sotto la guida del loro leader Appio Claudio stilarono:
- un codice di leggi inciso su dieci tavole di bronzo.
Il decemvirato fu rinnovato per il 450 con l’introduzione di cinque membri plebei: furono aggiunte altre due tavole di leggi per un totale quindi di dodici tavole.
Pare che alla fine del mandato i decemviri non deposero la carica instaurando una tirannide che sarebbe stata rovesciata dopo il sopruso compiuto da Appio Claudio ai danni della plebea Virginia. Anche se fallita l’esperienza del decemvirato aveva avviato il processo di laicizzazione del diritto che fino ad allora era stato appannaggio del collegio dei Pontifices la carica sacerdotale più prestigiosa a Roma.

Una nuova oligarchia patrizio-plebea

Il movimento plebeo continuò la lotta per la parificazione. Nel 367 i tribuni della plebe Licinio Stolone e Lucio Sestio fecero approvare l’obbligo di eleggere ogni anno un console plebeo. Nel 300 la legge Ogulnia aprì i collegi religiosi anche ai plebei e dopo l’ultima secessione plebea la legge Ortensia del 287 riconobbe pieno valore legale alle deliberazioni dei comizi tributi. Si compiva così la legittimazione di una nuova classe dirigente allargata ai ceti abbienti in una società che manteneva comunque forti disparità sociali.

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