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Il teatro come gioco

Un elemento tipico del teatro plautino è la tendenza a ribadire il carattere ludico delle rappresentazioni. Plauto infatti svela la funzione teatrale, richiamando il pubblico ad avere la consapevolezza che si stia partecipando ad una finzione o gioco teatrale. Spesso il pubblico è invitato a far parte attiva della rappresentazione, come Euclione che nell'Aulularia esorta il pubblico ad aiutarlo a trovare la pentola d’oro.
Plauto sfrutta molto spesso il “Metateatro” ovvero una “rottura dell’illusione scenica” che consiste nel teatro che si auto-rappresenta.
Un esempio è il finale della Casina, dove alla richiesta di perdono del marito la moglie decide di accettare "per non allungare ancora di più questa commedia che è già lunga”.
Un altro metodo di rottura dell’illusione scenica è l’inserimento di riferimenti romani in commedie greche. Un caso esplicito è il Curcullio, in cui il protagonista accusa i Greci di essere ubriaconi, fannulloni e approfittatori.

Il distacco dal mondo greco e dai suoi modelli è riscontrabile anche in vari passi; tuttavia, il messaggio di Plauto non ha fini morali o educativi, egli intende divertire il proprio pubblico, facendosi portavoce di opinioni spesso contrastanti, accomunate dalla scelta di non lasciarsi scappare nessuna occasione di divertimento.
Tutti gli atteggiamenti apparentemente immorali dei personaggi rientrano in un aspetto proprio del teatro plautino, ovvero una tendenza al rovesciamento burlesco della realtà. Di conseguenza le gerarchie e i rapporti familiari appaiono ribaltati: i figli si sovrappongono all’autorità paterna proprio come le mogli ai mariti e gli schiavi che essi umiliano finiscono per farsi beffa dei padroni. Tutto ciò avviene attraverso la finzione teatrale anche se il finale prevede il ripristino di ordini e gerarchie.

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