Video appunto: Plauto, Tito Maccio - Amphitruo (2)

Amphitruo



Amphitruo è una tragicommedia, ma l’aspetto che prevale è quello della commedia. In questa opera di Plauto i personaggi sono quelli del mito di Ercole, figlio di Giove e la mortale Alcmena.
Questa commedia è chiamata commedia dei simillimi, poiché al suo interno ci sono varie metamorfosi che non sono solo quelle di Giove e Anfitrione ma anche quelle di Mercurio e Sosia, i servi dei due personaggi principali.

Ai personaggi principali vengono aggiunte le figure di altri personaggi che sono tipici della commedia palliata, quindi sempre greci.
La vicenda inizia con l’innamoramento per Alcmena di Giove che fa di tutto per congiungersi a lei, tanto che la riesce a ingannare per mezzo di una sua metamorfosi, trasformandosi nel marito Anfitrione. Alcmena rimane incinta di entrambi gli uomini e svelato l’inganno Anfitrione decide di riconoscere entrambi i figli (Ercole e Ificle) come suoi.
La storia si svolge in una sola lunga notte e termina la mattina dopo con il parto di Alcmena. Essa si svolge nella città di Tebe, ma Plauto non rispetta la collocazione geografica della città, infatti la colloca sul mare.

L’argomentum non si sa da chi sia stato scritto, ed è in forma di ACROSTICO, ovvero che le lettere di ogni singola frase all’inizio del verso lette in verticale danno il titolo della commedia palliata. Questo deve raccontare in breve la trama e gli antefatti

Il prologo è stato scritto da Plauto e qui il poeta racconta della fonte greca da cui attinge e degli antefatti. Questo è un discorso fatto al pubblico per informare di alcuni elementi necessari per capire la commedia. Questo espediente è chiamato metateatro (finzione scenica). Esso è scritto in SENARI GIAMBICI ed è esposto da Mercurio. Qui il personaggio che introduce la vicenda dice che Giove avrà un cordoncino d’oro al collo e lui (Mercurio) avrà delle ali sul cappello, per fare si che essi vengano distinti nella scena.
Mercurio è un personaggio avvantaggiato e conosce già la vicenda, perciò è un personaggio onniscente, per questo di solito a dare voce al prologo sono gli dei.
Nel metateatro lo spettatore viene coinvolto nelle scelte tecniche dell’autore-regista, nel quale espone anche la sua preoccupazione nel giocare con i due generi letterari della commedia e della tragedia.
Nel prologo non si parla della notte del concepimento di Ercole, ma di una delle tante in cui Giove sta con Alcmena, la moglie in prestito.

Il resoconto "epico" di Sosia



Il primo atto si apre con l’ingresso di Sosia che entra dal lato della strada che conduce al porto della città e che non si accorge della presenza di Mercurio (alter ego). Le prime battute si basano sulla presentazione del personaggio che è uno schiavo umile e pauroso e preoccupato per la conseguenza di ciò che riferirà del ritorno di Anfitrione alla moglie.
Il monologo del servo Sosia marca gli schemi della tragedia. Lo stile tratta i temi seri di cui parla: la condizione di schiavo e le imprese di guerra. Lo schiavo quindi assume la figura del messaggero. Plauto però riesce ad abbassare il livello tragico al livello comico, facendo parlare il servo che non ha neanche partecipato al combattimento. Egli prepara il suo discorso, ma fa solo una prova generale, perché verrà bloccato da Mercurio. Nel monologo di Sosia appare la partecipazione del dio servo di Giove, che deve dare il tono comico al monologo che si oppone a quello che dice Sosia. Il pubblico ha quindi un ruolo privilegiato e pertanto si produce l’effetto di "ironia drammatica" che è la rottura dell’illusione scenica nella quale un personaggio rivela una catastrofe imminente