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Bellum Poenicum


Secondo Cicerone Nevio scrisse il Bellum Poenicum quando era già vecchio. L'opera fu strutturata come un carmen continuum; solo alla fine del II secolo a.C. il grammatico Ottavio Lampadione lo divise in 7 libri. Considerando che tale divisione tenne presumibilmente conto dell'estensione media dei libri dei poemi omerici, si può dedurre che il poema neviano fosse molto più breve dell'Iliade e dell'Odissea (4000-5000 versi).I frammenti in nostro possesso, circa una cinquantina, contengono riferimenti sia al mito (viaggio d Enea da Troia al Lazio) sia alla storia (la prima guerra punica). Su un piano strutturale, il poema neviano è la fusione tra una parte odissiaca e una iliadica, ossia, tra racconto di viaggio e racconto di vicende belliche. Il Bellum Poenicum è il primo poema epico di argomento romano e, quindi, il poema nazionale romano. I segnali di ciò sono:

1)IL TITOLO: originariamente era "Carmen Belli Poenici", con preciso riferimento ai carmina della cultura romana preletteraria.

2)IL VERSO USATO: è il saturnio e non l'esametro.
3)LO STILE: quando Nevio tratta la storia della guerra punica utilizza uno stile essenziale, privo di artifici retorici e di aggettivazione superflua; dunque, uno stile sintatticamente lineare. È lo stile in cui venivano redatti gli annales, i commentari o le leggi; nella parte mitologica, la cosiddetta "archeologia", Nevio è più vicino ad Omero, più vicino allo stesso Andronico: anch'egli crea parole composte come "suavi sonus"(dal suono soave), fa maggiore uso dell'aggettivazione e ricorre a forme arcaiche per riprodurre la patina dei poemi omerici. In tal modo la lingua della civiltà romana viene esaltata ed acquista dignità letteraria.
4)LA STRUTTURA: l'opera è finalizzata all'esaltazione di Roma, della sua storia e della sua cultura. Dai frammenti che ci sono pervenuti si è cercato di ricostruire un'ipotetica struttura del poema. La più plausibile prevede che Nevio inizi con il raccontare la guerra contro i Cartaginesi, poi, interrompa la narrazione storica per inserire un "excursus", digressione, sul passato leggendario di Roma (viaggio di Enea, incontro con Didone, arrivo in Italia); probabilmente tale digressione ha inizio già dal I libro, dopo la narrazione dei primissimi anni della guerra punica. Lo spunto ad essa sarebbe stato offerto da una "ἔκϕρασις" (descrizione) di un'opera d'arte: mentre Nevio raccontava l'assedio di Agrigento del 262 a.C., avrebbe ricordato di aver visto scolpite sul frontone occidentale del tempio di Zeus scene relative alla distruzione di Troia. Alla fine Nevio conclude il poema narrando le ultime fasi della guerra punica. Pertanto, la struttura dell'opera potrebbe essere così riassunta: storia-mito-storia.
5)La storia come soggetto: la grande novità di Nevio rispetto all'epica omerica è quella di aver posto la storia, per di più recente, al centro di un poema, considerandola degna di celebrazione epica. Inoltre, attraverso la digressione, il flashback mitico, la storia di Roma viene proiettata in un passato di eroi e di dei che la rende grande al di là dei confini della realtà e che diffonde la sua luce leggendaria sul presente dell'esercito e del popolo romano; si ha, dunque, una "mitizzazione della storia" perché sullo sfondo del passato leggendario vengono universalizzati i valori e i punti di riferimento sui quali si regge la civiltà romana: il senso della collettività, il rapporto con gli dei, il sacrificio per la patria, la pietas e tutti gli altri principi del suo codice letterario.
6)La figura di Enea: con l'excursus Nevio conferisce legittimazione letteraria alla figura di Enea, eroe celebrato dalle popolazioni italiche sin dai tempi più antichi. Pertanto anche Roma, oltre all'eroe storico, Romolo, presente nel poema neviano, avrà il suo eroe mitico come lo erano stati Achille o Odisseo per i Greci. Si ha, dunque, la storicizzazione del mito.

La lunghissima digressione che occupa circa un terzo del poema, ha una funzione ideologica e non soltanto estetica. Il poeta vuole lanciare un messaggio al suo popolo, vuole comunicare alla sua gente in pericolo la fede nella certezza della vittoria finale: come Enea ha vinto la sua sfida contro le insidie sia di Cartagine che dei popoli dell'antico Lazio, così il popolo romano alla fine avrà la meglio sull'esercito punico.

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