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La commedia latina

Il pubblico dimostrò di gradire soprattutto le commedie, che erano spesso traduzioni o adattamenti di opere greche; anche Plauto, il maggiore dei commediografi latini, si ispirò ai modelli greci. Le commedie si basavano su un intreccio vivace con situazioni intricate in cui agivano personaggi tipici: orfani che alla fine ritrovano i genitori; innamorati che si travestono per incontrare l’amata, servi astuti che si fanno beffa dei loro padroni; comandanti militari che si credono eroi. Il successo delle commedie dipendeva dalla vivacità del ritmo e dalle trovate comiche dell’azione, dalle battute pungenti e dalle trovate comiche. I costumi e il colore delle vesti servivano a identificare i personaggi, che rappresentavano tipi e situazioni della società romana del tempo. Gli spettacoli venivano recitati durante le feste su palchi di legno. Il primo teatro in muratura fu costruito piuttosto tardi, nel 55 a.C. Fino a quel momento le autorità avevano considerato il teatro del tutto inutile e diseducativo e ne avevano ostacolato l’edificazione. Il modello furono i teatri greci, ma lo spazio circolare al centro ( ossia l’orchestra) venne occupato dai sedili dei senatori e ciò ridusse molto l’importanza del coro. Gli spettacoli erano recitati da compagnie fisse ( in cui c’erano anche donne che si limitavano a parti mimiche) ma la condizione di attore era piuttosto misera: la professione era ritenuta infamante, gli attori erano esclusi dagli uffici pubblici e non godevano dei diritti civili. Solo nel primo secolo la figura dell’attore divenne più popolare e si andò diffondendo anche l’uso della “ claque” ( cioè di spettatori pagati per applaudire). Il maggior commediografo latino fu Plauto.

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