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La guerra del Peloponneso- Libro V

Il V libro di Tucidide comprende l’ultimo anno della guerra decennale (422-421 a.C.), il testo, preziosissimo, dei trattati di pace e alleanza tra Sparta e Atene, il racconto delle tensioni crescenti delle due potenze appena riappacificate, la “guerra di Mantinea” (418) e, con ampiezza smisurata, il resoconto della spedizione punitiva di Atene contro l’isola di Melo(416).
Il trattato di pace del 421, la cosiddetta “Pace di Nicia” (dal nome del principale contraente ateniese), prevedeva una durata cinquantennale. Erano co-firmatari anche gli alleati delle due grandi potenze, non, però, Corinto né Tebe, alleate di Sparta ma non disposte a sottoscrivere quel trattato.
Esso, in effetti, comportava, tra l’altro, il definitivo riconoscimento anche formale dell’impero ateniese da parte dei suoi storici avversari. Per Atene era un successo. Il precedente trattato bilaterale spartano-ateniese (446 a.C.) presentava, come contraenti, da una parte soltanto “Atene” e dall’altra “Spartani e alleati”. Questa volta, invece, apparivano come contraenti da un lato “Spartani e alleati”, dall’altro “gli Ateniesi e gli alleati”.

E fu sancita così anche de iure una realtà che esisteva de facto fin dal 478: ovvero, l’impero ateniese.
Esso era sorto come alleanza paritaria all’indomani di Salamina (480) quando alcune isole dell’Egeo proposero agli Ateniesi che si costituisse stabilmente un’alleanza (beninteso a guida ateniese) avente come fine la prosecuzione della guerra contro la Persia, ora che Sparta si era tirata indietro.

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