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Il soggetto

Per eccellenza è il mito (attinto dai poemi omerici, epici e dalla lirica corale tra cui Stesicoro), concepito in maniera diversa dall'epica.

L'epica
-il mondo degli eroi è lontano dal pubblico (effetto estraniante).
-Rapporto meno diretto con il pubblico. 

Tragedia:
-Trasformando la narrazione in rappresentazione, avvicina gli spettatori ai miti e fa in modo che possano identificarsi coi personaggi.
-Spettatori: la vista dà un rapporto più diretto con la realtà rispetto all'udito
-Ha valore pubblico (i cittadini più abbienti pagavano le spese dello spettacolo addossandosi la coregia)

τραγωδια< τραγος+ωδη
1) canto dei capri (coreuti travestiti da capri metà uomo e metà cavallo)
2)canto per il sacrificio del capro

3)canto per il conseguimento del capro

La terza interpretazione, proposta dai grammatici alessandrini, è la meno probabile e per gli antichi la tragedia era un particolare tipo di teatro.

Tragedia e mito
La tragedia trasformò visivamente ciò che si raccontava oralmente ed aveva funzioni educative formative per i cittadini e per l'uomo in generale.
Il mito era un modello perduto di cui si ha nostalgia, come lirica corale, era un esempio, mentre nella tragedia il mito è "vissuto" dal pubblico e porta in scena gli elementi tipici dell'uomo.

Teoria di Aristotele

Aristotele attribuiva alla tragedia un effetto catartico (purificatore) perché, suscitando sentimenti di ελεος (pietà) e φοβος (terrore), aiutava gli spettatori a liberarsi da questi.
È una teoria forse di origine pitagorica (la tragedia come musica) e Aristotele giustifica la tragedia così.

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