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Teatro greco: origine e carattere

Il teatro dell’antica Grecia è nato dai semplici riti praticati in onore a Bacco. Secondo la tradizione il primo spettacolo è dovuto ad un certo Tespi, poeta e musicista greco del VI secolo a.C. Per rendere più movimentata la scena, egli introdusse un nuovo personaggio che rappresentava il dio e narrava le sue gesta al Coro che gli rivolgeva delle domande. Si poteva quindi già parlare in vero e proprio spettacolo teatrale. Sempre secondo la tradizione, Tespi avrebbe scritto anche numerosi componimenti teatrali e si narra che per poterli rappresentare in tutti i villaggi dell’Attica, egli si sia servito di un palcoscenico mobile fornito di ruote e trainato da buoi, sul quale si spostava unitamente agli attori.
Ben presto, tutte le città greche ebbero il loro teatro fisso, cioè una costrizione particolare nella quale si tenevano gi spettacoli teatrali. Data la grandissima affluenza di pubblico, di solito esse erano delle costruzioni molto grandiose che di solito potevano contenere alcune decine di migliaia di spettatori.
Il primo ad entrare in scena era il Coro, generalmente composto da dodici cantori. Ad un cenno dei capi coro, chiamati “corifèi”, i cantori iniziavano a cantare tutti insieme ed intonavano un canto. Con esso, essi esponevano agli spettatori tutte le notizie necessarie per comprendere gli avvenimenti che stavano per essere rappresentati sul palcoscenico. Terminato il canto, entravano in azione gli attori. Negli intervalli, il Coro aveva inoltre la funzione di narrare al pubblico quegli avvenimenti che servivano a collegare un atto con l’atro (In genere gli atti erano tre) Le primissime rappresentazioni teatrali riguardavano quasi esclusivamente le gesta degli dei. Ma in seguito, gli scrittori teatrali portarono sulla scena le vicende di personaggi realmente esistiti ed anche i più importanti avvenimenti storici del paese. Naturalmente, non tutte le vicende potevano avere lo stesso tono perché ve ne erano di tristi e di allegre. A seconda del tono, la rappresentazione prendeva un nome diverso. Si arrivò così a distinguere tre tipi di rappresentazione:
• la tragedia: una rappresentazione scenica di fatti seri con un finale quasi sempre doloroso e luttuoso
• la commedia: una rappresentazione teatrale nella quale gli avvenimenti narrati avevano un lieto fine
• la farsa: una rappresentazione scenica, di argomento leggere, che aveva lo scopo di divertire il pubblico con vicende burlesche
Gli attori non si truccavano, ma erano soliti coprirsi il volto con una maschera. All’inizio esistevano due tipi di maschera: una per la tragedia ed una per la commedia. La prima aveva un’espressione spaventata, mentre l’altra aveva un’espressione più serena. In seguito si ebbero varie maschere, ciascuna delle quali rappresentava un tipo ben individuato: l’eroe tragico, lo sciavo intrigante, l’usuario, il fanfarone,il superbo, ecc.
I costumi erano convenzionali e di un colore simbolico; infatti quelli dei personaggi in lutto erano neri, mentre quelli dei sovrani avevano un colore più vivace, spesso rosso. Las veste principale degli attori era il “chitone”, un abito lungo fino ai piedi, stretto da una cintura situata all’altezza del petto. Si usavano anche la “clamide”, un mantello corto che veniva fermato con una fibbia sulla spalla destra e l’ “himàtom”, un mantello molto ampio, lungo e svolazzante.
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