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La storiografia

La personalità titanica di Alessandro e le sue imprese contrassegnarono profondamente la storiografia ellenistica; nasce nell’ambiente della corte, perciò era tutt’altro che imparziale. Si parla quindi di storici di Alessandro.
Callistene celebrò Alessandro fino all’adulazione, ma per avergli negato l’inchino e aver aderito alla congiura dei Paggi, cadde in disgrazia e fu condannato a morte. Le sue Efemeridi mescolavano fatti privati con campagne militari e atti ufficiali, mentre i Commentarii si concentravano sugli ultimi piani di Alessandro, rimasti incompiuti per la sua morte prematura.
Tolomeo Lago fu tra gli ufficiali più fidati del re, e prediligeva una storiografia più realistica e obiettiva fondata sugli aspetti politico-militari.
Di pari passo si sviluppò anche la minoranza denigratoria, di cui possiamo individuare Efippo di Rodi, che ci fornisce un ritratto fortemente negativo del sovrano e della corte, e mostra Alessandro come un tiranno innalzato più dalla fortuna che dalla virtù o dai meriti.
Duride di Samo prese parte della tendenza romanzesca, che si concentrava su uno stile patetico della storia, definito “tragico”.
A seguito dell’espansionismo romano, con Polibio la storiografia ritrova un respiro universale; prima di lui, vi è una perdita pressoché totale delle opere. Possiamo distinguere comunque il Marmor Parium, una cronografia universale incisa su una stele di marmo che delinea i principali fatti politici e culturali della storia greca.
Neante valorizza eventi e tradizioni locali per conservare l’identità culturale della πόλις.
Megastene mostrò interesse per le culture dei barbari, e la loro stessa immagine si modificò. Trascorse alcuni anni in India e compose un’opera su di essa e sui suoi abitanti, dividendola in quattro libri, divisi per aspetti: geografia, governo, società, mitologia e storia.

Polibio nacque a Megalopoli intorno al 200 a.C., figlio di Licorta, figura di primo piano della Lega achea. Ricevette ottima formazione non solo letteraria, ma anche tecnica, e da giovanissimo cominciò a partecipare attivamente alla vita politica della Lega, ottenendo il ruolo di ipparco. Deportato in Italia, riuscì ad avere un trattamento privilegiato a Roma, grazie alle sue notevoli qualità, e strinse amicizia con Scipione Emiliano.

Rientrato in patria, maturò il progetto delle Storie, divisa in 29 libri, comprendenti il periodo tra l’inizio della seconda guerra punica e la terza guerra macedonica. Non si limitava alla semplice esposizione dei fatti, ma ad essa si univa l’analisi delle cause dell’ascesa di Roma, esempio riuscito di costituzione mista (regno, aristocrazia, democrazia)*.

Promuoveva una storia pragmatica, originale e quasi scientifica, che comprendeva tre parti: studio accurato, osservazione diretta ed esperienza politica. Era naturale che uno degli autori più competenti dell’antichità comunicasse ad un’elité di esperti, la sola che potesse capire digressioni prettamente geografiche e politiche. Polibio deve molto a Tucidide, per aver scelto la storia come insegnamento utile e dilettevole.

Lo stile è trascurato ed è prediletta la koiné, il tecnicismo, la precisione della documentazione e le abbondanti espressioni metaforiche.

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