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Solone (VII-VI a.C. ATENE) - Elegia

Fonti
1. Plutarco (I-II secolo d.C)
2. Costituzioni degli Ateniesi di Aristotele (IV secolo a.C.)
3. Diogene Laerzio (III secolo d.C) – classifica Solone nei Sette Sapienti

Vita
Nasce a Atene nel 640 a.C. da una nobile famiglia ateniese. Durante il suo arcontato, nel 594, fu scelto come arbitro a pieni poteri e muore all’età di circa 80 anni (560).

Politica estera
Solone fu il conquistatore di Salamina, isoletta contesa tra Atene e Megara, situata in una posizione strategica dal punto di vista commerciale. L’azione propagandistica contribuì a spingere i cittadini a prendere le armi, allontanando la minaccia megarese dai porti di Atene.

Politica interna
1) Pur essendo un aristocratico propose una serie di riforme mirate a riequilibrare i rapporti economici fra chi possedeva la terra e chi la lavorava. Riformò il sistema monetario, svalutando la moneta (seisachtheia) a vantaggio di chi aveva contratto i debiti in modo da eliminare la schiavitù per debiti.

2) Divise la popolazione in base al censo in 4 classi (questa riforma, attribuita a Solone, probabilmente non è sua, ma il fatto che venga ascritta a lui è significativo di come la tradizione doveva giudicare il personaggio pubblico: questa riforma, sancendo il passaggio da un sistema gentilizio, basato sul sangue e come tale immodificabile, a un sistema censitario, modificabile e virtualmente mobile, di divisione della cittadinanza, rappresentava un significativo avanzamento democratico). Le classi erano: i pentacosiomedimni – con una rendita di 500 medimni; i cavalieri – con 300 medimni di rendita; gli zeugiti con 200 medimni; i teti, con meno di 200 medimni. Tutti avevano diritto a partecipare all’assemblea di tutti i cittadini e al tribunale popolare, ma i teti non partecipavano alla guerra (cfr. riforma navale Temistocle 484/483 a.C.), né potevano essere eletti e gli arconti venivano scelti solo dalle prime due classi.
La riforma di Solone tamponò il problema, ma non lo risolse. La crisi del VII secolo fu superata dalle poleis o con la tirannide o con un legislatore o con entrambi; Atene poco prima della morte di Solone attuò il primo di questi metodi, conferma del fallimento di tale riforma.

Elegia di Salamina (fr 2 P-G= 1-3W.)
Con questo componimento Solone fu il primo a coltivare il nazionalismo politico. Secondo Plutarco fu composta per incitare i cittadini a conquistare Salamina. Questa elegia si lega ad una leggenda. La questione di Salamina portò così tanti disagi all’interno della popolazione, che si decretò la pena d morte per chiunque ne facesse parola. Solone quindi, fingendosi pazzo, declamò i suoi versi in pubblica piazza. La diceria della pazzia nacque anche sulla base del rifiuto di diventare tiranno. In oltre l’elegia non fu recitata in pubblica piazza, ma era un’elegia simposiale.

L’elegia delle Muse (fr.G-P= 13W.)
È l’elegia più lunga conservatasi di Solone (66 versi). La prima parte è occupata dall’invocazione alle Muse, successivamente si susseguono considerazioni etiche sul desiderio di felicità, ricchezza e buona fama. Se tale desiderio non è accompagnato dal senso di giustizia si incorre nella punizione divina, in questo caso di Zeus che invia un temporale per punire l’ingiustizia degli uomini (cfr. Esiodo). Nella seconda parte è presente un’esemplificazione dei vari mestieri (gusto per l’elencazione e il catalogo). Sullo sfondo di una severa ammonizione è presente l’ elenco di chi pratica arti e mestieri. Solone promuove quindi l’etica di un aristocratico che si trova davanti ai problemi delle classi emergenti. Di questa elegia sono messe a torto in discussione unità e autenticità. Infatti l’ ordine cronologico lineare degli eventi non è seguito, ma si procede per associazione di idee, come già nell’epos omerico ed esiodeo. Il “disordine” in epoca arcaica è la spia di un pensiero colto nell’atto del formularsi.

L’Eunomia
Il tema principale è il malgoverno e i danni che arreca alla popolazione, come il depredare i beni sacri e dello Stato. Ha inoltre come conseguenza la guerra civile, anche in questa elegia punita dall’azione di una divinità, la giustizia (cfr. Esiodo). In questo componimento emerge la volontà di Solone di reagire contro le politiche estremiste, portando una politica conciliatrice di compromesso tra le parti sociali.

Il ruolo di mediatore (fr.7 G-P=5W.)/(fr.29b G-P=34W)
Solone cerca di accontentare entrambe le parti dando ciò che basta ai poveri e proteggendo i ricchi dalla violenza del popolo. La fazione popolare infatti è mossa dal desiderio di ruberia; del resto il rifiuto di diventare tiranno non ha evitato l’odio tra le parti.

La musa leggera
Plutarco parla di Solone come un “conoscitore dell’uomo erotico” (fr.24G-P= 24W.)
Solone testimonia anche la pratica del riuso dei carmi di altri ambienti. Infatti rispose ad un frammento di Mimnermo, che aveva auspicato una vita non più lunga dei sessanta anni, proponendogli un ”ottantenne mi colga il destino di morte”). Oltre al frammento 26 G-P in difesa della morte è presente anche il fr. 28 G-P.

Stile e metrica
La lingua è lo ionico omerico sia nelle elegie sia nei componimenti in metro giambico e trocaico. Gli sono attribuiti anche trimetri giambici, ma le scelte linguistiche annunciano già la tragedia attica: il giambo diventa serio.
Il lessico è quello omerico arricchito da nessi esiodei per innovare concetti e termini politici.
Come metri utilizza distico elegiaco, trimetro giambico, tetrametro trocaico catalettico.

Fortuna
1) Età classica: presenza di alcuni versi di Solone nel corpus teognideo (successo nel riuso simposiale fino al V secolo)
2) Età ellenistica a Roma: letto dagli appassionati della storia.
3) Pascoli con "Solon"

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