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Saffo - Orazione sul mattino: parafrasi

33-52 Il mattino sorge in compagnia dell'alba. prima del sole, che poi appare grande all'orizzonte a rallegrare gli animali, le piante, le terre e le acque. In quel momento l'operoso contadino (buon villan) si alza (sorge) dal caro letto che (cui) di notte la sposa fedele e i suoi figli più piccoli (minori) hanno riscaldato (intepidir); poi, portando sulle spalle i sacri attrezzi del lavoro agricolo (arnesi) inventati (che prima ritrovar) da Cerere e da Pale, va al campo con il bue, che lo precede lentamente (lento), e lungo il piccolo sentiero scuote dai rami ricurvi le gocce di rugiada, che, come gemme preziose, rifrangono i raggi del sole che sorge (nascenti). Contemporaneamente si alza il fabbro, e riapre la rumorosa (sonante) officina, e riprende i lavori non finiti (opre... non perfette) il giorno precedente (l'altro di), sia che (o se) renda sicure le casseforti (l'arche assecura) al ricco preoccupato (inquieto) con chiavi difficili da contraffare (di chiave ardua) e congegni di ferro (ferrati ingegni), sia che intenda intagliare (o se... incider vuol) gioielli e vasi d'argento e d'oro, per ornamento di spose novelle o di mense.
13-50 Ma come? Al suono delle mie parole tu inorridisci e ti si rizzano i capelli in testa, come fossi un istrice pungente? Ah, non è questo, signore, il tuo mattino. Tu al tramonto (col cadente sol) non ti sei seduto a una tavola frugale e (parca mensa), e ieri, alla luce tremante del crepuscolo, non sei andato a dormire in un duro letto (male agiate piume), come è condannato a fare il popolo comune (umile vulgo).
61-64 A voi, figli del cielo (celeste prole), a voi, consesso (concilio) di semidei in terra, il benevolo Giove ha concesso altro destino (altro): e a me spetta (convien) guidarvi per una nuova strada (novo calle) con altri espedienti (arti) e con altre regole (leggi).
65-76 Tu hai prolungato (producesti) la notte assai oltre, tra le feste, il teatro d'opera (canore scene) e l'emozionante (patetico) gioco d'azzardo; e infine, stanco, in una carrozza dorata, tra il rumore di ruote rapide (precipitose), riscaldate dalla corsa (calde), e il calpestio di velocissimi cavalli (volanti corsier), hai sconvolto per un lungo tratto (lunge agitasti) la tranquilla aria notturna, e hai squarciato le tenebre intorno a te con fiaccole potenti, così come quando (siccome allor che) Plutone fece (feo) rimbombare la Sicilia da un mare all'altro, guidando il carro davanti a cui splendevano le torce (tede) delle Furie che hanno serpenti al posto dei capelli (anguicrinite).
77-89 Così sei tornato al tuo palazzo (magion); ma qui ti attendeva a nuove occupazioni (a novi studi) la tavola imbandita, che (cui) ricoprivano cibi appetitosi (pruriginosi) e vini inebrianti (licor lieti) delle colline francesi, spagnole o toscane, oppure una bottiglia ungherese, alla quale Bacco concedette la corona di edera verde; e disse: «Prendi posto come regina delle mense». Infine il Sonno ti ha preparato con le proprie mani il morbido letto (ti sprimacciò le morbide coltrici), sul quale, dopo che vi sei stato accolto, il servo fedele ha fatto scendere (calò) le tende di seta (seriche cortine); e ti ha chiuso dolcemente gli occhi il canto del gallo che di solito li apre agli altri.
90-100 È quindi giusto (Dritto) che Morfeo non liberi i tuoi sensi stanchi dal profondo torpore (da' papaveri tenaci) prima che il giorno già pieno (grande) cerchi di penetrare fra gli spiragli delle imposte dorate, e prima che i raggi del sole, che sta sospeso (pende) alto (ecce/so) sulla tua testa, illuminino appena in qualche punto (a stento in alcun lato) la parete della tua camera da letto. Ora qui devono cominciare (principio... denno aver) le piacevoli occupazioni (leggiadre cure) della tua giornata; e da questo momento (quinci) io devo sciogliere (sciorre) la mia nave (legno) dagli ormeggi, e, attraverso la poesia (cantando), prepararti con i miei insegnamenti
(precetti) a imprese importanti.
101-124 Già i nobili servitori (valetti gentill) udirono (udir) lo squillo del campanello (metal) a loro vicino che da lontano la tua mano agito con il propagarsi del movimento [di una funicella; e accorsero, pronti a spalancare le imposte (schermi) che proteggono dalla luce (oppost...
a la luce), e pieni di attenzione (rigidi) si adoperarono in modo (osservaro) che il sole (Febo)
non osasse con tuo fastidio (pena) a ferirti (a saettarti) direttamente gli occhi (lumi). Ora tu sollèvati (Ergiti) un pochino (alcun poco) e appoggiati dunque ai cuscini (alli origlieri), i quali, disposti uno sull'altro a scalare (lenti gradando) ti porgono alle spalle (all'omero) un morbido (molle) sostegno. Poi con l'indice destro, passando (scorrendo) leggero leggero (lieve lieve)
sopra gli occhi, da lì (indi) allontana (dilegua) quel che resta del sonno (de la Cimmeria nebbia); e inarcando appena le labbra (de' labbri formando un piccol arco), cosa gradevole (dolce) a vedersi, sbadiglia silenziosamente (tacito). O se ti vedesse mentre compi un atto così raffinato (gentile) il duro capitano quando, in una situazione di guerra (tra l'armi), dilatando smodatamente la bocca (sgangherando le labbra), lancia (innalza) un grido che lacera le robuste (ben costrutti) orecchie, per mezzo del quale (onde) ordina alle squadre [dei soldati] vari movimenti (moti); se allora ti vedesse, certamente avrebbe vergogna di sé più di quella provata da Minerva il giorno che, suonando il flauto, vide riflesso nell'acqua (fonte) il brutto (turpe) aspetto delle sue guance gonfie (enfiate).
125-143 Ma io vedo (i' veggo) già entrare di nuovo il tuo servitore (damigello) ben pettina-to; egli ti chiede quale delle consuete (usate) bevande tu gradisca (ti piaccia) oggi sorbire nella tazza preziosa: tazze e bevande sono prodotti (merci) provenienti dall'Oriente (indiche); scegli ciò che (quel) desideri di più. Se oggi ti piace (ti giova) offrire allo stomaco ristori caldi (dolci... fomenti), così che il calore naturale vi arda in modo regolato (temprato), nella giusta misura (con legge), e ti favorisca la digestione (al digerir ti vaglia), scegli la scura ('| brun) cioccolata, della quale (onde) ti fanno offerta (tributo ti dà) l'abitante del Guatemala (il Guatimalese) e quello dei Caraibi (il Caribbèo), che hanno i capelli (il crine) circondati (avvolto) di penne secondo il costume barbarico (barbarie): ma se uno stato di malinconia (ipocondria) ti appesantisce (topprime), o cresce troppo grasso (adipe) intorno alle tue belle (vezzose) membra, onora della tua bocca la bevanda deliziosa (nettarea) nella quale, tostato (abbronzato), scotta e fuma il chicco di caffè (legume) giunto a te da Aleppo e da Moka, che è sempre (mai sempre) orgogliosa (insuperbisce), affollata di tantissime (mille) navi.

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