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Epitrepontes

Sono la più celebre tra le commedie pervenuteci di Menandro e probabilmente il suo capolavoro, sia per la tecnica compositiva, sia per la descrizione della psicologia dei personaggi. Sono l'unica commedia del periodo nuovo che ci consente un confronto tra l'originale greco e l'imitazione latina. Alcune scene e personaggi sono stati inseriti da Terenzio nella sua egira. Gli epitrepontes devono il titolo a una sua scelta infatti epitrepontes significa " l'arbitrato " . Parte di questa commedia c'era stata restituita dal papiro cairensis, un'altra si è aggiunta grazie al ritrovamento del Papirio bodmeriana. In tutto abbiamo circa 800 versi della commedia. È andato perduto quSi interamente il primo atto, nonostante questa notevole lacuna la trama della commedia è ricostruibile. Carisio ha spostato Panfile, ma Tornato da un lungo viaggio di lavoro ha appreso dal suo servo che in sua assenza la moglie ha partorito un bambino che non poteva essere suo figlio per che si erano spostati 5 mesi prima. Sbigottito abbandona la moglie e la casa tentando di consolarsi dandosi ai banchetti, ha noleggiato la citarista Abrotono. Nel frattempo il bambino messo al mondo da Panfile è stato esposto. La crisi coniugale tra i due novelli sposi preoccupa Smicrine, il padre di Panfile che vuole controllare la vita dissipata del genero. Nel secondo atto ci sono come prima scena quella che da il titolo alla commedia. Due uomini di bassa condizione chiedono a Smicrine di dirimere una corteo eresia sorta tra loro (da questa scena deriva il titolo): uno schiavo, Davo, ha trovato un neonato esposto (probabilmente il nipote di Smicrine) e lo ha dato a Sirisco tendendo però per se un segno di riconoscimento del bambino. Sono i segni di riconoscimento a provocare la controversia. Smicrine è prescelto come arbitro di questa lite e dà ragione a Sirisco che ottiene la restituzione degli oggetti abbandonati con il trovatello e li elenca attentamente, proprio mentre è impegnato in questa enumerazione gli si accosta Onesimo, lo schiavo di Carisio (colui che aveva detto a Carisio del bambino), che riconosce un anello del padrone e se lo fa dare. Entra in scena Abrotono. Onesimo inventata Abrotono gli racconta come il padrone aveva perduto l'anello che lui aveva recuperato durante una festa. Lo schiavo ipotizza che il padrone abbia perduto l'anello mentre violenta la fanciulla (che poi sarebbe diventata sua moglie) e infine giunge alla conclusione che il bambino esposto sia il figlio del suo padrone. Ascoltato il racconto del servo, rammenta di essere stata presente a un fatto del genere e a sua volta si fa consegnate l'anello. L'intento di Abrotono è quello di fingersi la madre del neonato e ottenere così la libertà, ma dato che non è in grado di mettere inscena tutta questa finzione confessa ad Carisio la verità. Abrotonomo confessa la verità a Panfile.

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