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Menandro


Menandro è il maggior esponente della commedia NUOVA (NEA), una commedia che si distacca dall’attualità politica e si concentra sul microcosmo familiare. I personaggi spesso sono tipi, ma con Menandro poi si arriva all’individuo. In questa commedia non c’è più la parresia né la democrazia, poiché i macedoni controllano la vita socio-politica dei cittadini. Gli intrecci di Menandro sono più complessi e quindi le commedie risultano più avvincenti. Spesso troviamo l’ANAGNORISIS, ovvero il riconoscimento di un personaggio tramite alcuni oggetti. L’amore è sempre contrastato ma a lieto fine, non ci sono oscenità, prevalenza di perbenismo.

La vita


Menandro nasce ad Atene nel 342 a.C., da famiglia agiata. Intorno al 317 i macedoni si pongono a capo di Atene. Menandro riesce ad allacciare rapporti di amicizia con i personaggi più importanti ed in vista del suo periodo. Sappiamo che gli fu intentato un processo, perché troppo legato alle vicende politiche precedenti, che egli riuscì ad evitare tramite amicizie influenti. Fu probabilmente un bell’uomo che amava circondarsi di belle donne. Scrisse più di 100 commedie ma l’unica sua opera che ci è pervenuta per intero è il Dyskolos, sappiamo che non fu amato dai suoi contemporanei.

Caratteristiche drammaturgiche


1. La scena -> ambientata all’esterno;
2. Il costume -> non più osceno a caricaturale, ma più realistico;
3. La maschera -> non copre più il volto ma tutto il capo;
4. Il rapporto con gli spettatori -> scompare la parabasi e il rapporto con lo spettatore continua con l’invito all’applauso.

Dyskolos


Il protagonista è Knemone, un vecchio scontroso che vive in campagna con la figlia. Sostrato si innamora della figlia del vecchio ma i suoi avvicinamenti a lei o al padre saranno vani. Un giorno, nel tentativo di recuperare alcuni arnesi da lavoro caduti in un pozzo Knemone vi rimane bloccato all’interno. Il figliastro Gorgia e Sostrato lo aiutano e il vecchio cambierà il suo carattere e chiese a Gorgia di trovare un marito per la figlia, che poi sarà Sostrato, che a sua volta darà in sposa sua sorella a Gorgia. La commedia si conclude con un doppio matrimonio al quale il vecchio partecipa riluttante (non vi è un vero cambiamento nel personaggio, forse perché questa è una commedia giovanile di Menandro). La vera protagonista dell’opera è la Tuke (l’imprevisto, il caso).
Menandro cerca di far andare il lettore oltre le apparenze, giustifica anche l’errore e spinge all’indulgenza. Con lui anche l’antagonista ha un reinserimento sociale.
Per Menandro le potenzialità dell’individuo vengono espresse meglio in società. Il lieto fine per l’autore è la ricompensa meritata per i giusti comportamenti. Per lui un uomo non è diverso per nascita ma per etica e morale. Menandro è, però, molto pessimista sull’esistenza, egli infatti crede che la vita degli uomini spesso sia condizionata dalla Tuke, quindi gli avvenimenti spesso accadono per caso.
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