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Euripide: il mondo delle passioni


Con Euripide (480 ca. — 406 a.C.) si afferma una visione laica e razionalista. In essa l’uomo viene descritto — modernamente — attraverso le passioni in cui è perennemente coinvolto. Vengono analizzati i “pro” e i “contro” che accompagnano le sue decisioni, mettendo in rilievo l’estrema difficoltà che ogni scelta radicale comporta per gli esseri umani.
Euripide subisce l’influsso del clima intellettuale nuovo e, in particolare, della cultura sofistica, affrontando spesso temi di carattere filosofico. Egli fornisce, inoltre, un quadro pessimistico delle possibilità umane: l’amore è come una malattia, la gloria e il dispiegamento della forza sono inutili. I miti antichissimi, che egli — come gli altri
tragici — porta sulla scena, risultano profondamente modificati nel loro significato. Il destino si manifesta come una casualità assoluta degli eventi che interferisce con le azioni intenzionali degli individui. Gli dei, pur intervenendo frequentemente sulla scena, risultano privi di quell’aura di “sacralità” da cui erano tradizionalmente accompagnati nelle rappresentazioni teatrali.


In tal modo nel linguaggio poetico si consuma un dramma cupo e sanguinoso, si manifesta un’infelicità umana che sembra dettata dall’incommensurabilità del destino. Ma si descrive, nello stesso tempo, un conflitto storico fra gli interessi della pòlis (cioè dello Stato) e quelli della tradizione etico - religiosa, la cui insolubilità si manifesta come un vero e proprio destino di morte che travolge i personaggi principali.

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