La guerra

L'esigenza di uno scontro nasce nel momento in cui ci dimentichiamo di essere "morti che conversano con morti" (Borges). In effetti, osservandoci dall'alto, dalla distanza del Pale Blue Dot (Sagan) di Voyager 1 , la guerra non è solo spaventosa, ma è anche inutile. Nonostante ciò, sin dai primi istanti in cui l'uomo, imparando a plasmare il terreno secondo i suoi bisogni, ha rinunciato a millenni di nomadismo ritagliando per sé "pezzetti di mondo", si è sempre avvertita l'irrazionale e vana esigenza di averne di più, spesso limitando territori "di" un altro. Infatti, già Fedro aveva capito che l'uomo, l'essere vivente tra i più sviluppati e intelligenti (questo, ovviamente, secondo l'uomo stesso), nient'altro era che più bestia degli altri animali, che quando agiscono lo fanno unicamente per istinto, mentre noi siamo mossi da sentimenti (ir)razionali, come l'odio. L'odio, che crea spaccature tra uguali. Nonostante siano passati duemila anni da allora, nella nostra indole continua a prevalere la distruzione alla costruzione.

Il Novecento, in effetti, è stato il risultato diretto ed evidente del fallimento dell'uomo: davanti a non una, ma due tra le guerre in assoluto più distruttive, sanguinose e folli di tutti i nostri registri storici, proprio in un periodo in cui il progresso tecnologico era sotto gli occhi di tutti, ogni idea di ottimismo, di progresso come movimento graduale e ideale dal male al bene, automaticamente decade.
In effetti, il Novecento è stato l'effettivo avvento della distruzione di ogni certezza, tradizione, verità e fede così teorizzata da Nietzsche e dagli altri maestri del sospetto.
In Francia, alcuni poeti vissuti in questo periodo storico hanno scritto poesie ormai senza tempo e di un valore inestimabile circa la sensibilità e l'umanità. Rimbaud in Le dormeur du val descrive un giovane ragazzo senza vita, caduto in guerra, che riposa in una valle. Prévert in Barbara definisce l'effetto delle armi come una plutei de fer dalla quale niente resta intatto o vivo. Vian in Le Déserteur scrive al Président di rifiutarsi di fare la guerra, perché non è nato per uccidere.

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