Largo alle professioni del web, c'è ancora lavoro

Carla Ardizzone
Di Carla Ardizzone

Largo alle professioni del web, c'è ancora lavoro

Blogger, data Journalist, Web Editor, Social Media Manager. Moltissimi ragazzi non conoscono abbastanza quello che potrebbe essere il lavoro dei loro sogni e che, per giunta, è anche molto richiesto dalle aziende. Chi non vorrebbe infatti affermarsi in un settore creativo, multimediale, dove sapere usare i social network è uno delle skills vincenti? Per spiegare queste professioni, Skuola.net ha intervistato Alessio Jacona, blogger e giornalista free lance che scrive per testate importanti, offline e online, come La Repubblica, IlSole24Ore, Wired.it. Ci ha svelato che in questo settore esistono buone opportunità di lavoro, perché in Italia sono ancora in pochi ad avere le giuste competenze. Ma per proporsi e cominciare a svolgere questa professione, bisogna dimenticarsi i metodi tradizionali e puntare sulla creatività. Anche e soprattutto costruendosi una buona "digital reputation". Alessio Jacona sarà uno dei relatori del corso di web editing che si terrà a Roma sabato e domenica 22 e 23 novembre 2014, organizzato dal laboratorio giornalistico @LABora con la mobile and social media company IQUII e promosso dalle GGD Roma.

Quali sono le nuove professioni digitali?
I mestieri nati nel web e per il web per loro natura cambiano e si evolvono continuamente col progredire della tecnologia. Gli esempi più classici sono professioni come il Web Master, termine “cappello” che in genere indica chi gestisce e mantiene un sito web, ma che spesso riunisce sotto di sé competenze complementari come quella di progettazione (Web Designer) e sviluppo (Web Developer) del sito stesso; poi c’è il Social Media Manager, ovvero colui che ha il compito complesso, delicato (e spesso ingrato) di gestire le community online, l’interazione social tra utenti e per esempio per aziende e istituzioni. E poi ancora lo User Experience Analyst, che lavora per rendere l’esperienza di fruizione di un sito o di un servizio la più semplice, gradevole ed efficace possibile per l’utente; oppure il SEO Manager, lo specialista di Search Engine Optimization protagonista di una lotta senza quartiere con i motori di ricerca per ottenere la massima visibilità possibile dei vostri contenuti.

Quali sono le nuove figure del giornalismo online?
Se guardo al mio settore, il giornalismo, anche qui compaiono nuove figure come il data Journalist, che usa la tecnologia più avanzata per analizzare enormi quantità di dati al fine di dare sostanza e avvalorare un’inchiesta giornalistica, o il Social Media Editor, che deve saper tradurre il mestiere di giornalista nella gestione dei canali social di una testata, facendo da raccordo (e spesso da interprete/traduttore), tra la redazione e il mondo digitale esterno. Il giornalista stesso non può più essere quello di prima, ma deve essere un giornalista “aumentato”, presente in rete, capace di un uso consapevole e professionale di tutti gli strumenti a disposizione online. Abile e veloce nel presidiare i nuovi canali dove circolano le informazioni. Rapido nel filtrare e verificare notizie usando tool sempre nuovi e sempre più efficaci. Forte di una reputazione costruita autonomamente dal suo giornale, attraverso anni di interazione e confronto con il pubblico direttamente in rete.

Quanto sono richieste le professioni digitali?
Tutte le professioni digitali sono molto richieste, anche perché in Italia c’è ancora una forte mancanza di competenze in questo senso. Rispetto invece a quanto siano pagate la realtà varia di molto, ma capita ancora spesso che sia troppo poco in confronto alla media europea, perché il valore di queste competenze è ancora ampiamente sottovalutato in Italia, ed è chiaramente un problema culturale.

Meglio frequentare corsi o fare esperienza sul campo?
Come in ogni altro contesto, servono entrambe le cose. I corsi, quando ben fatti, aiutano a formare competenze strutturate, prive di lacune. Conferiscono una visione d’insieme che spesso l’esperienza diretta non è in grado di fornire, se non dopo lungo tempo. I corsi migliori sono quelli che sanno articolare un programma animato da insegnanti con competenze complementari e anche molto diverse da loro. Che insieme sappiano disegnare un percorso ricco e diversificato. Ovvio poi che la migliore delle competenze acquisite non serve a nulla se non viene messa alla prova (e in discussione) sul campo. Dove le idee e i progetti diventano “case history” positive o negative, ma comunque preziose per diventare a loro volta materia di formazione.

E’ importante la laurea?
Male non fa. E’ una chiave d’accesso, e spesso il primo gradino della selezione. La prima cosa a cui chi seleziona personale guarda con interesse. Se si hanno ambizioni di carriera e si guarda in alto, a meno non se ne può fare. Se invece si hanno competenze, capacità e spirito imprenditoriale, se piuttosto che cercare un lavoro si vuole crearlo, allora serve meno. Mark Zuckemberg, ad esempio, non è laureato.

Come ci si propone a un’azienda che lavora nel web?
Imparando a raccontarsi. Spesso viene richiesto il curriculum europeo, che è quanto di più ingessato e burocratico si possa immaginare. Ma fortuna vuole che quel curriculum di solito debba essere accompagnato da una lettera di presentazione. Ed è lì, scrivendo la storia giusta, pensata su misura per chi dovrà leggerla, che si può fare la differenza. Per esempio arricchendola con link puntuali a tutto ciò che si è fatto e si fa in rete. Un saggio delle vostre capacità sempre disponibile, in continuo aggiornamento e immediatamente fruibile la cui efficacia nessun curriculum può eguagliare.

Cosa si intende per digital reputation?

E’ qualcosa che viene definito dai nostri comportamenti online e da ciò che condividiamo, da come la somma di queste cose viene percepita da coloro che interagiscono con noi, e da quello che di conseguenza questi ultimi dicono di noi.
Esattamente come nella vita reale, solo che in rete tutto questo avviene alla luce del sole, è visibile, può essere ricercato in ogni momento, ed è difficile da cancellare.

Cosa bisogna fare per costruirsi una buona digital reputation?
Semplicemente, essere in rete. Scegliere quali canali social presidiare (i principali social, ma volendo anche un blog da dedicare ai temi che ci sono cari), magari avendo cura di cercare quelli frequentati da persone con gli stessi interessi professionali o le stesse passioni. Quindi, trasferire costantemente idee e contenuti, condividere visione e riflessioni, instaurare un dialogo aperto, sincero, con chi vi legge, commenta, elogia o critica. Costruire un rapporto di fiducia un “update” dopo l’altro, un post dopo l’altro.

Perché la digital reputation è così importante per trovare lavoro sul web?
La vera domanda è “Perché la digital reputation è così importante?”, indipendentemente da dove si lavora.
E la risposta è perché oggi il nostro io digitale pesa quanto quello analogico, visto che è a portata di mouse per chiunque voglia saperne di più su chi siamo, cosa facciamo, cosa ci piace, in cosa siamo bravi, dove abbiamo sbagliato. Avere una cattiva digital reputation è come girare per strada indossando un cartello con su scritto: “sono un incompetente”. Voi lo fareste? Non credo. E non avere nessuna digital reputation è anche peggio. Perché se non sei in rete, oggi come oggi non esisti.

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Fonte video Youtube - Travel

Carla Ardizzone

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