
Lavorare con il laptop da un altro continente non è più un’eccezione. Sempre più governi hanno creato visti dedicati ai lavoratori da remoto, pensati per attrarre professionisti che guadagnano all’estero ma vogliono vivere per mesi – o anni – in un altro Paese.
I requisiti cambiano: durata del permesso, soglia minima di reddito, regole fiscali. In alcuni casi si parla di pochi mesi, in altri si arriva fino a cinque anni con possibilità di rinnovo. Ecco sei destinazioni che oggi offrono un digital nomad visa strutturato.
Spagna
Se l’obiettivo è restare a lungo dentro l’Unione Europea, la Spagna è oggi una delle opzioni più solide. Il visto per lavoratori da remoto può arrivare fino a 5 anni e, in alcuni casi, diventare un primo passo verso la residenza permanente.
Il punto che fa davvero la differenza è fiscale: grazie alla cosiddetta Beckham Law, il reddito prodotto all’estero può essere tassato con un’aliquota agevolata fino a 6 anni. A questo si aggiunge un vantaggio pratico enorme: con il permesso spagnolo puoi muoverti liberamente in tutta l’area Schengen, senza ulteriori visti.
Brasile
Il Brasile punta su una formula semplice: 12 mesi di visto, con possibilità di estenderlo per un altro anno. Per accedere è necessario dimostrare un reddito minimo di 1.500 dollari al mese proveniente da lavoro svolto fuori dal Paese.
Non è solo una misura burocratica: il governo sta lavorando alla creazione di un digital nomad village, un’infrastruttura dedicata ai lavoratori da remoto. È un segnale chiaro di una strategia che mira ad attrarre professionisti internazionali nel medio periodo, non solo turisti di passaggio.
Colombia
La Colombia si distingue per una soglia d’ingresso più accessibile rispetto ad altre destinazioni. Il requisito economico si colloca tra 900 e 1.200 dollari al mese, rendendolo uno dei programmi meno selettivi sul piano reddituale.
Il visto consente una permanenza fino a 2 anni. Medellín è diventata un punto di riferimento per la comunità internazionale dei remote worker grazie a connessioni internet veloci e un costo della vita decisamente inferiore rispetto a molte capitali europee o nordamericane.
Giappone
Il Giappone ha introdotto il suo visto per nomadi digitali nel 2025. Non è un programma pensato per stabilirsi a lungo: la durata massima è di 6 mesi.
Per ottenerlo è necessario dimostrare un reddito adeguato e avere un’assicurazione sanitaria valida. In cambio si accede a uno dei Paesi più sicuri al mondo, con trasporti pubblici di altissimo livello e un contesto urbano altamente tecnologico.
È un’opzione pensata per un’esperienza temporanea, non per un trasferimento strutturale.
Croazia
La Croazia offre un visto iniziale fino a 18 mesi, con possibilità di rinnovo fino a un totale di 3 anni. L’aspetto più interessante è fiscale: i nomadi digitali non pagano imposte locali sul reddito prodotto all’estero durante il soggiorno.
Split, Dubrovnik e Zagabria stanno costruendo comunità remote sempre più visibili, con un costo della vita che resta inferiore rispetto all’Europa occidentale. È una formula che combina permanenza medio-lunga e vantaggio fiscale concreto.
Portogallo
Il Portogallo ha formalizzato il visto D8, che consente di vivere e lavorare da remoto fino a 5 anni, con rinnovi. L’accesso, però, non è per tutti: è richiesto un reddito minimo di circa 3.500 dollari al mese per qualificarsi.
Chi supera la soglia trova un Paese con uno dei sistemi sanitari più apprezzati in Europa, ampia diffusione dell’inglese e una comunità di nomadi digitali già consolidata, soprattutto a Lisbona e Madeira. È una scelta più selettiva, ma strutturata nel lungo periodo.