
Lavorare in una multinazionale significa misurarsi con ritmi alti, responsabilità che cambiano rapidamente e prodotti che parlano a milioni di persone.
Lo sa bene l’ospite della nuova puntata del format TikTok di Skuola.net, Like a Pro(f): Paolo Zotti, Regional Director South & West Europe di Reckitt Essential Home, una delle realtà globali più presenti nella vita quotidiana delle persone, grazie a marchi che spaziano dal benessere al personal care, fino ai prodotti per la casa.
Con oltre vent’anni di esperienza all’interno del gruppo, Zotti ha attraversato funzioni, mercati e categorie diverse, maturando quella visione ampia che solo un contesto internazionale può offrire.
E proprio da qui parte la sua riflessione: cosa offre davvero un colosso globale e cosa, invece, richiede in cambio?
@skuolanet Molti sognano di lavorare per una multinazionale che gestisce tanti brand famosi in tutto il mondo: ma che prezzo ha questo sogno? Lo abbiamo chiesto a Paolo Zotti, Regional Director South & West Europe - Reckitt Essential Home, che vanta una carriera di oltre 20 anni in una multinazionale che si occupa di brand come Gaviscon, Nurofen, Durex solo per citarne alcuni. Per chi ama l'idea di lavorare in un contesto dinamico, dove non ci si annoia mai e dove ogni giorno porta nuove opportunità, una multinazionale è il posto giusto. Ma non si tratta, come dicono gli inglesi, una “walk in the park”… lavoro orientamento LikeaPro(f)
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Indice
Dentro una multinazionale: l’occasione di vedere “mondi” diversi
Per Zotti, lavorare in un gruppo globale come Reckitt significa prima di tutto avere accesso a categorie merceologiche molto differenti. Un dettaglio che diventa rapidamente una leva di crescita.
Abbiamo, per esempio, il mercato OTC – dove convivono brand come Nurofen, Benagol, Benactive o Gaviscon – per poi spostarci sulla personal care, con realtà come Durex e Veet. E la lista non finisce qui: c’è tutta l’area household, che comprende marchi iconici come Finish, Vanish, AirWick, Sole o Napisan.
Il punto, dice, è che un contesto così ampio ti costringe a sviluppare “quell’agilità di poter adattare il proprio approccio su diverse categorie di prodotti”.
Ogni passaggio richiede di rimettersi in gioco, capire un mercato nuovo, cambiare prospettiva. E questa versatilità, sottolinea, è una delle competenze più preziose che un giovane possa portarsi dietro negli anni.
L’altra faccia della medaglia: non ci si ferma mai
Accanto alle opportunità, però, Zotti evidenzia anche dei limiti: la multinazionale non è un ambiente per chi cerca stabilità.
“Non ti fermi mai”, sintetizza. Gli assignment, gli incarichi, cambiano ogni due o tre anni e il tempo di adattarsi è spesso già il preludio del prossimo cambiamento. È una dinamica “molto bella, molto eccitante”, ammette, ma che richiede una tenuta mentale costante.
Non è, insomma, un “walk in the park”, ovvero una passeggiata nel parco. Significa avere ritmi intensi, prendere decisioni frequenti, con una curva di apprendimento che non concede tante tregue.
In conclusione: la multinazionale può essere una straordinaria palestra, ma chi vi entra deve sapere che la sfida è continua e che la crescita arriva solo accettando di muoversi sempre un passo più avanti.
Nelle puntate precedenti
Non è la prima volta che Paolo Zotti viene a trovarci nei nostri studi con i suoi consigli rivolti agli studenti. Vuoi dare uno sguardo agli altri suoi contenuti? Ecco le puntate precedenti:
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