Lavoro, i posti ci sono: basta scegliere bene il percorso di studi

Giulia.Onofri
Di Giulia.Onofri

La ricerca di un posto di lavoro è un passaggio obbligato nella vita di ognuno. Sia che sia abbia in tasca una laurea o che ci si sia accontentati del diploma, un lavoro stabile è l’obiettivo di ogni ragazzo, meglio se a tempo indeterminato, per poter iniziare a costruire un futuro solido. Molti, però, vista la crisi occupazionale si adattano a fare lavori estranei alle competenze che hanno acquisito nei loro studi o alle proprie attitudini personali. Ma le porte di accesso al mondo del lavoro sono davvero così difficili da aprire? In tutti i settori? Proviamo a valutare l’attuale situazione dell’effettiva richiesta di professionisti nel mercato del lavoro e dell’offerta messa a disposizione delle istituzioni scolastiche, quelle che dovrebbero formare e far crescere tali figure.

A tal riguardo si è recentemente espresso anche il vice presidente di Confindustria per il Capitale Umano, Giovanni Brugnoli, che in un articolo pubblicato su Il Sole24ore, ha parlato di un quadro “drammaticamente serio”, sia per ciò che riguarda il drastico calo nel flusso delle domande di iscrizione all’università universitari, anche nei settori scientifici, sia che di quelle nelle scuole superiori con indirizzo tecnico.


Percorsi Its e lavoro

Quello che lascia perplessi è constatare come sarebbero disponibili ben 500mila posti di lavoro in attesa di occupazione e come, d’altra parte, le stesse posizioni rischino di rimanere vuote a causa della grave mancanza di figure professionali formate appositamente per ricoprirle. Ma quali sono questi lavori, ricercati dalle aziende ma diventati così rari da trovare? In generale si tratta di professioni attinenti al settore terziario, manifatturiero, artigianale come ad esempio i meccanici, i periti, gli elettrotecnici. Altre competenze apprezzate e valutate per chi cerca lavoro sono quelle che richiedono abilità nel saper maneggiare il cuoio oppure costruire utensili. Il settore operaio, insomma, è in forte crescita e un dato significativo è il numero crescente delle industrie in cui saranno ricercati tali figure: nei prossimi cinque anni infatti sono previsti 264mila posti disponibili in questi settori.
Ma se il mondo del lavoro offre questi numeri, che corrispondono ad altrettante possibilità di lavoro, perché le iscrizioni alle scuole atte a garantire tale formazione, non crescono di pari passo? È utile ricordare che si tratta, come chiarisce il Miur, di istituti che danno una formazione terziaria professionalizzante non universitaria, integrata da una formazione tecnologica che venga incontro alle esigenze di innovazione delle piccole e medie imprese. Stiamo ovviamente parlando degli ITS, gli istituti tecnici superiori; percorsi post-diploma con una forte vocazione all’immediata occupazione.

Tutto questo è ciò che queste scuole dovrebbero idealmente saper offrire ai propri studenti, mentre, come spiega Brugnoli, la realtà è molto differente in quanto l’efficacia dell’orientamento e del dialogo fra istituzione scolastica, alunni e territorio in una prospettiva anche di scuola-lavoro non risulta soddisfacente nella quantità di persone da inserire nel mondo del lavoro. Proprio per questo il vice presidente ha auspicato un rilancio mediante l’attivazione di premi o incentivi per quegli istituti che riusciranno a vincere la sfida dei numeri al momento delle iscrizioni. Attualmente, infatti, solo l’1% dei ragazzi è iscritto ai percorsi ITS, un dato molto basso se si pensa che l’occupazione a 12 mesi qui supera l’80%, una percentuale più alta di quella dei laureati, sia triennali (73%) che magistrali (83%).

Università e lavoro

Per ciò che riguarda il mondo universitario in un’ottica lavorativa post-laurea, invece, un dato abbastanza preoccupante negli ultimi anni è la crescita di iscritti e laureati nelle materie umanistiche e pedagogiche; in questo caso, la domanda di lavoro da parte dei laureati è maggiore rispetto all’offerta di lavoro effettivamente presente nel nostro Paese.

Se la situazione appare veramente critica nel settore lavorativo attinente alle humanae litterae, non si può certo dire la stessa cosa per ciò che riguarda quelle scientifiche. Poiché infatti anche l’Italia abbraccia i principi internazionali della Convenzione sull’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), è facile immaginare come siano richieste figure professionali attinenti a quei settori scientifici orientati verso la crescita economica e lo sviluppo del paese (settore dell’ingegneria, Itc, chimico-farmaceutico). Nonostante ciò, il numero degli iscritti anche in queste facoltà risulta inferiore all’offerta di lavoro che nei prossimi 10 anni salirà all’85%.

Esiste una soluzione?

Per far fronte a questa emergenza, che coinvolge non solo il mondo del lavoro e della scuola, ma anche e soprattutto il futuro di ogni studente, Brugnoli ha fatto una proposta di legge per incentivare il campo della manifattura, in cui tra l’altro l’Italia ha sempre avuto un posto di eccellenza nel panorama internazionale, riformulando il concetto di laurea breve in tale settore, con l’intenzione di istituire un percorso di studi che preveda due anni negli istituti Its e uno all’università. L’attuazione della proposta è ancora incerta ed è in fase di discussione. Ma se sia giusto o no sacrificare le proprie passioni e attitudini e scegliere il proprio percorso di studio in base all’offerta lavorativa è un quesito a cui ognuno, nel silenzio delle proprie riflessioni, può già rispondere.

Giulia Onofri

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