Giovanni Verga

Giovanni Verga nasce in Sicilia a Catania nel 1840 in una famiglia aristocratica con tradizioni liberali.
Abbandonò presto l’università di Catania, si trasferì a Milano e cominciò a scrivere romanzi in cui racconta spesso della sua amata Sicilia.
Verga fu uno dei primi scrittori veristi, iniziò a scrivere romanzi veristi dal 1878 per poi continuare durante tutta la sua carriera.
Il verismo nasce tra il 1875 ed il 1895 a Milano, è un movimento letterario basato principalmente sulla fiducia nella scienza, sulla positività e sull’oggettività. Esso rappresenta rigorosamente tutte le classi sociali nei loro pregi e difetti, sotto ogni aspetto.
Verga presenta un nuovo stile ed una nuova tecnica ricca di originalità, era completamente diverso da tutti gli scrittori (italiani e stranieri) conosciuti all’epoca. Esso possiede ben tre tecniche letterarie diverse che usa per donare unicità alle sue novelle:

Tecnica dello straniero, utilizzo del discorso indiretto libero, tecnica dell’impersonalità.
Il linguaggio usato da Verga risulta secondo alcuni “semplice e povero, quasi spoglio”, lo scrittore usa molto il parlato (prendendo spunto da Manzoni), il dialetto siciliano con tanto di proverbi (di solito inseriti in corsivo e/o tra virgolette).
Io ho scelto di commentare la novella “Passato! (ricordi)”, in cui Verga racconta quasi poeticamente i suoi ricordi più belli della Sicilia, dei suoi luoghi preferiti in cui si ritrovava spesso, rimpiange quei magnifici posti, descrivendoli con nostalgia e ricchi di particolari che facilitano l’immaginazione di quello splendido panorama facendo sembrare al lettore di conoscere alla perfezione e di aver già visitato il luogo in questione più volte.
“Ora l'erba è morta anch'essa, ed è risorta tante volte. Il sole l'ha bruciata, e la pioggia fatta rinascere. Quando le nuove gemme hanno verdeggiato nella siepe lì accanto, ne' bei giorni d'aprile, essi non sapevano più nulla di voi, miei cari!
Io che sono rimasto, penso a quell'erba che non è più la stessa, a quelle pietre che dureranno ancora, mentre voi siete passati su di loro - e per sempre; penso che dell'altra erba spunta e muore fra le pietre della vostra fossa; e quando penso che lo strazio feroce di questo dolore non è più così vivo dentro di me, che ogni strappo dell'anima lentamente va rimarginandosi, mi viene uno sconforto amaro, un senso desolato del nulla, d'ogni cosa umana, se non dura nemmeno il dolore, e vorrei sdraiarmi su quell'erba, sotto quei sassi, anch'io nel sonno, nel gran sonno.” (citazione da: “Passato! (ricordi)” di G. Verga).
Nella citazione riportata Verga vuole far presente il cambiamento avvenuto apparentemente al paesaggio che ricordava come una delle cose più pure ed affascinanti della sua infanzia e adolescenza.
A me personalmente ha colpito questa novella in particolare perché è molto personale, scorrevole e porta il lettore qualche passo più vicino a Verga, alla sua vita ed al suo modo di ricordare e vedere ciò che lo appassiona maggiormente. Inoltre ritengo che sia (specialmente nella parte finale) abbastanza significativa, una novella su cui rimanere a sognare e ragionare.

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