Video appunto: Verga, Giovanni - Verismo (8)

Giovanni Verga e verismo



Nella seconda metà dell'Ottocento in Europa si sviluppò un movimento culturale e filosofico chiamato Positivismo. Il letteratura, invece, iniziò a svilupparsi il Realismo, nato in Francia ma sviluppatosi in tutta Europa dopo il 1848. Questo movimento aveva lo scopo di rappresentare la vita quotidiana senza commenti o giudizi.
Questa rappresentazione ha l’intento di denunciare le ingiustizie sociali e la situazione di estrema povertà che c’era in alcuni territori. La forma principale che viene usata è il romanzo, e uno tra i maggiori scrittori fu Émile Zola.
In Italia nacque, successivamente, il Verismo, che aveva origini sempre nel Naturalismo francese. Il Verismo si sviluppò prevalentemente nel Meridione, che era un territorio povero ed arretrato economicamente. Questo termine, Verismo, fu coniato da Luigi Capuana, ma l’autore principale in questo periodo fu Giovanni Verga. Lui, nato nel 1840 a Catania, decise di abbandonare gli studi per la scrittura. Visse alcuni anni a Firenze e, a partire dal 1872, anche a Milano. Lui, essendo nato in Sicilia, conosceva le condizioni di miseria che c’erano e, avendo conosciuto alcuni letterati molto famosi ed essendo entrato a contatto con alcuni movimenti come la Scapigliatura e il Realismo, decise di iniziare a scrivere novelle e romanzi. La prima novella, del 1878, era Rosso Malpelo, ristampata successivamente nella raccolta Vita dei Campi del 1880. Nel 1881 uscì il suo primo romanzo verista, I Malavoglia. Due anni dopo uscirono le Novelle Rusticane e nel 1889 Mastro don Gesualdo. Verga torno a Catania nel 1893 e lì vi morì nel 1922.
Lui adottò la tecnica dell’impersonalità, quindi non era un narratore onnisciente. Lui decise di non giudicare la realtà nei suoi racconti, perché secondo lui era la realtà stessa che parlava di sé. Quindi, per lui vige la legge del più forte e chi è debole è destinato a soccombere. Quindi, progettò di scrivere una serie di romanzi che rappresentassero ciascuno una classe sociale, il cosiddetto “Ciclo dei Vinti”. Questo progetto gli conferisce una specie di tono pessimista, perché secondo Verga non c’è modo di aggirare il destino. Nella società borghese il massimo valore è rappresentato dalla “roba”, ossia il possesso di ben materiali e potere. Quindi, per lui ognuno è rassegnato al proprio destino.