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Sinouè Gilbert – “Il lago d’Aral”


“Il lago d’Aral” è stato scritto da Gilbert Sinouè. Ci racconta che un giorno un padre portò il figlio a fargli vedere il lago d’Aral che si trova tra il Kazakistan e l’Uzbekistan.
Questo lago è salato; prima tutt'intorno c’erano delle vallate verdeggianti, rocce, colline, cime innevate, cupole, minareti, case e viuzze strette, invece adesso c’erano solo delle dune giallastre.

I fiumi che si gettano sul lago si stanno prosciugando.
Soltanto mezzo secolo fa questo lago era profondo cinquantacinque metri, invece oggi è meno della metà e sta continuando ad asciugarsi; in pochi anni la superficie liquida è passata da 68.000 a 34.000 chilometri quadrati.
Prima che si prosciugasse, questo era il quarto lago più vasto del mondo, oggi invece è il sesto.
A causa dell’abbassamento del livello idrico, spuntano le cime di migliaia di isolotti.

Tutto iniziò negli anni Settanta, quando per irrigare le piantagioni di cotone sempre più vaste si decise di deviare il corso dei due fiumi che alimentavano il lago d’Aral, il quale, privato delle sue fonti, iniziò a prosciugarsi; e per carenza di acqua dolce la salinità aumentò, distruggendo la flora e la fauna acquatica e provocando delle malattie agli abitanti dei villaggi e, a causa di questo problema, la tuga è in via di estinzione.
Quel poco di acqua rimasta è anche piena di prodotti chimici.

La pesca un tempo forniva tonnellate di pesce, invece ora delle 24 specie che erano presenti nelle acque del lago ne restano solo 4.
Oltre alla scomparsa della pesca e di tutte le attività legate al lago, le popolazioni che abitano sulla riva hanno assistito all'impoverimento dell’agricoltura, e la mortalità è cresciuta parecchio.
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