Per razzismo si intende l’insieme delle idee, pregiudizi e dei comportamenti che affermano la superiorità di una razza su altre. Le teorie alla base del razzismo fino alla prima metà del Novecento sono state screditate da scienziati, che hanno dimostrato che esiste solo la razza umana perché il patrimonio genetico di tutti gli esseri umani è identico. Il razzismo ha radici antiche: i Greci chiamavano “barbari” tutti gli stranieri. Tra i tipi di razzismo i più diffusi sono: quello nei confronti dei neri, considerati inferiori ai bianchi, e l’antisemitismo cioè l’ostilità verso gli ebrei. Il primo esiste ancora negli Stati Uniti a seguito della conquista dell’America nel sedicesimo secolo da parte degli europei. L’uomo bianco, in nome della sua superiorità su altri esseri umani, si fa portatore di “civiltà”, perciò uomini, donne e bambini dalla pelle nera furono comprati e venduti come oggetti. Per secoli i neri d’America sono stati considerati inferiori, sporchi e poco intelligenti. La schiavitù terminò nel 1863 quando Abraham Lincoln, presidente USA, emanò leggi che l’abolivano. Tale legge provocò odio razziale che diede vita al Ku Klux khan, società segreta che affermava la superiorità dei bianchi. Purtroppo la discriminazione nei confronti di chi ha un colore di pelle diverso non è superata, infatti anche in altri Paesi i neri sono stati tenuti ai margini della società. Nel Sudafrica agli inizi degli anni novanta venne adottato l’Apartheid, politica di segregazione razziale, avviato da una minoranza di bianchi. L’antisemitismo ha trovato la sua peggiore espressione nel Nazismo, diventando uno dei punti centrali di Adolf Hitler. Ritenuti un ostacolo al dominio del mondo, gli ebrei furono perseguitati e sterminati nei campi di concentramento. Oggi il razzismo è un fenomeno in aumento in tutti i Paesi europei e sempre di più i mass media ci raccontano gravi episodi di intolleranza nei confronti degli immigrati. Essi sono spesso considerati “persone usa e getta”, da utilizzare nel bisogno e poi rispedirli in patria quando non servono. Sono in pochi a considerarli persone con uguali diritti. Accusano gli extracomunitari di sottrarre lavoro ai cittadini dello stato ospitante e di ingrossare la fila della malavita perché si concentra l’attenzione sugli episodi di delinquenza commessi da una minoranza di immigrati. Molti dei nostri comportamenti sono velati di razzismo: spesso assistiamo a scene di insofferenza se un immigrato su un autobus è accanto ad un italiano; a volte li si guarda increduli se usano un cellulare. In passato anche gli emigranti italiani erano considerati all'estero “mafiosi”, in America dicevano che “gli italiani puzzavano” solo perché possedevano un vestito. Negli anni in cui si emigrava dal sud al nord della penisola per lavorare nelle fabbriche spesso si notavano cartelli “non si affitta ai meridionali”. Perciò bisognerebbe evitare agli stranieri mortificazioni subìte in un passato non lontano.

Le cause delle migrazioni di oggi


L’emigrazione è un fenomeno antico. Molti sono i motivi che spingono una persona a lasciare il proprio paese, la famiglia, i luoghi in cui ha vissuto, ma il fine è quello di migliorare la propria vita. Sono spinti dal bisogno di cibo, dalla necessità di sfuggire a carestie, alluvioni, terremoti e guerre; ma molti stranieri in Italia provengono da Paesi del Terzo Mondo dove guerre, povertà e carestie rendono le condizioni di vita difficili. Un altro motivo è che i Paesi poveri del Sud del Mondo (Africa, Asia, America) hanno un’esplosione demografica elevata per cui ci sono tante persone che vivono con meno di un dollaro al giorno e la situazione peggiora sempre più in Africa. Il confronto tra Paesi ricchi e Paesi poveri è scandaloso: in America e nei Paesi occidentali si muore per malattie legate al sovrappeso, invece nel Sud del Mondo 800 milioni di persone soffrono la fame per mancanza di cibo e denutrizione.
Uno dei motivi è anche il cattivo sfruttamento dei terreni arabili per l’allevamento del bestiame destinato ai paesi ricchi e non coltivato a cereali, alimento principale delle popolazioni locali. L’altro motivo è dovuto agli effetti del Neocolonialismo che ha portato le multinazionali straniere a impiantare fabbriche nei Paesi in via di sviluppo, sfruttando le piantagioni per coltivare caffè, arachidi da destinare ai Paesi industrializzati. Molti paesi poveri vivono la triste esperienza della guerra o sono governati da regimi dittatoriali che spingono milioni di persone a trovare rifugio come profughi in altri continenti. Emigrano le persone più giovani, che hanno un titolo di studio e la capacità di sognare un futuro migliore. Chi emigra pensa di approdare in luoghi ricchi e aperti culturalmente, disposti ad accogliere chi è in cerca di lavoro. Molto spesso si trova a fare i conti con l’ostilità e la diffidenza della gente, è costretto ad eseguire lavori sottopagati, la difficoltà a trovare un alloggio e ad imparare una nuova lingua.
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