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La prima fatica di Ercole da superare consisteva nell'uccisione del leone di Nemea, la città in cui si aggirava, inviato da Era per vendicarsi del marito Zeus che l'aveva tradita con Alcmena dando alla luce l'eroe non ben visto dalla dea. Numerose sono le versioni del mito anche questa volta, si racconta che fosse figlio della draghessa Echidna e Orto, dunque fratello della Sfinge oppure di Zeus e Selene, la dea Luna, infatti si pensava che fosse caduto dalla Luna e piombato sulla Terra. Il terrore che seminò non fu poco notevole, si diceva che divorasse uomini e animali e la sua uccisione era resa impossibile dal fatto che la sua pelle non faceva trapassare nulla. Ercole, per ucciderlo pensò di bloccare una delle due entrate della casa del leone, così fece e quando vide il leone, tentò di metterlo al tappetto con due frecce, ma queste rimbalzarono e caddero a terra. Certamente fece innervosire il mostro ma l'eroe lo stordì con la sua seconda arma preferita, con la quale tutti noi lo riconosciamo: la clava. Gli tolse la pelle e la uso come vestito, poi trascinò la parte restante a Micene, per mostrarla a Euristeo e fantasticando si racconta che il re, per la paura si nascose dentro un vaso e ordinò da lì la seconda fatica che avrebbe dovuto superare.

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