Concetti Chiave
- Il testo, scritto tra l'VIII e il IX secolo e scoperto nel 1924, è attribuito a un chierico della scuola veronese.
- Presenta un linguaggio che mescola latino e volgare, con verbi al tempo imperfetto e latinismi come "boves" e "semen".
- I placiti cassinesi, redatti tra il 960 e il 963, testimoniano l'uso pratico del volgare per rendere il testo accessibile a un pubblico più ampio.
- Un esempio di linguaggio comune giuridico è l'espressione abbreviata "Sao", che significa "so’" in dialetto campano, insieme ad altri latinismi.
- Il primo documento cancelleresco/giudiziario segna la transizione verso una lingua condivisa comprensibile, limitata all'uso giuridico.
Scoperta e origine del testo
Scritto tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del IX secolo,fu scoperto nel 1924 nella biblioteca del vescovado di Verona.Sembra sia opera di un chierico e sia nato nell’ambito della scuola.
Se pareba boves,
alba pratalia araba,
albo versorio teneba,
negro semen seminaba
Spingeva avanti i buoi (dita)
arava un prato bianco (foglio)
teneva un bianco versorio (penna)
seminava un seme nero (inchiostro)
Analisi del linguaggio
Andando ad analizzare il linguaggio del testo troviamo vari latinismi: i verbi sono al tempo imperfetto del modo indicativo latino e anche alcuni sostantivi come boves e semen sono latinismi.
La lingua usata è tra il latino e il volgare, è un latino infarcito di volgarismi e qualche studioso parla di un volgare intenzionale con lo scopo di rendere il testo comprensibile a tutti.
Redatti nel X secolo (960-963) sono una testimonianza dell’uso pratico della lingua: appare il volgare al posto del latino per essere comprensibili a un popolo più ampio e vasto. Il primo è sottoscritto nel 960 a Capua,il secondo il terzo e il quarto nel 963 sempre a Capua.
Hanno lo scopo di assicurare la proprietà del monastero di Montecassino di alcuni beni contenuti in altri tre monasteri dipendenti da quello di Montecassino. Questa frase è pronunciata dai testimoni e preparata dal giudice, molto ricorrente nei documenti:
Sao è un’espressione abbreviata di saccio, che significa "so’" in dialetto campano. In questa frase abbiamo anche dei latinismi, ovvero fini (che deriva da fines e significa confini) e sancti benedicti (in caso genitivo).
La traduzione in italiano è la seguente:
”so che quelle terre con quei confini che nella carta sono contenuti le possedette per 30 anni la parte di San Benedetto (Montecassino).
È il primo documento cancelleresco/giudiziario la lingua è un volgare reso più illustre. I testimoni per la loro deposizione preferiscono l’italiano. Si cerca di formare una lingua comune comprensibile a tutti e limitata all’uso giuridico:il cancelleresco.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine e la scoperta del testo analizzato?
- Quali caratteristiche linguistiche presenta il testo?
- Qual è lo scopo dei documenti redatti nel X secolo?
Il testo, scritto tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del IX secolo, è stato scoperto nel 1924 nella biblioteca del vescovado di Verona ed è ritenuto opera di un chierico, nato nell’ambito della scuola.
Il testo presenta vari latinismi, con verbi al tempo imperfetto del modo indicativo latino e sostantivi come "boves" e "semen". La lingua è una mescolanza di latino e volgare, con l'intento di renderlo comprensibile a un pubblico più ampio.
I documenti, redatti tra il 960 e il 963, mirano a garantire la proprietà del monastero di Montecassino su beni di altri monasteri, utilizzando un volgare giuridico per assicurare comprensibilità e accessibilità al popolo.