Cesare Pavesi nasce a Santo Stefano Belbo,un paese in provincia di Cuneo,nel 1908.Trascorre a Torino gran parte della sua vita,ma resta sempre legato al suo paese natale,nelle Langhe.Dopo gli studi classici e la specializzazione in letteratura inglese e americana,comincia a tradurre i romanzi di autori americani,allora poco conosciuti in Italia,nel 1933,quando viene fondata la casa editrice Einaudi,è tra i suoi primi collaboratori.Nel 1935,accusato di attività antifascista,è arrestato e condannato al confino a Brancaleone,in Calabria,dove resterà fino al 1936.Dopo la caduta del fascismo,nel 1943,si rifugia con la sorella sulle colline del Monferrato;la sua incapacità di prendere parte alla guerra di Resistenza lo induce a profonde riflessioni che alimenteranno un cupo senso di colpa.Alla fine della Seconda guerra mondiale si creano nello scrittore le condizioni per ritrovare la fiducia in se'stesso e credere nella possibilità di un profondo cambiamento nella società.Si iscrive al Partito comunista,comincia a collaborare per il quotidiano del partito, l'Unità con articoli e leggi in cui insiste sulla necessità dell'ingegno politico per il rinnovamento del Paese e sull'importanza della libertà per l'uomo.Ma quella stagione felice è breve;le sue posizioni e la sua stessa condizione di uomo solo,gli attirano critiche e attacchi.In cinque anni scrive e pubblica molti romanzi e una nuova raccolta di poesie,ma il suo disagio,nonostante il successo di critica e il pubblico,cresce.Sente ancor di più il peso della solitudine fino a porre fine alla propria vita,nel 1950.

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